APOLOGETICA CON I PROVERBI: “In tempo di carestia, le patate non hanno buccia” (proverbio tedesco)

Il popolo è ben altra cosa rispetto alla massa. La massa è qualcosa d’informe, che, pertanto, si lascia facilmente plasmare. Il popolo no. Esso ha una sua identità, una sua storia, delle radici. Ha un vissuto che gli permette di giudicare con buon senso il reale. E questo lo conforta di un’eredità: la saggezza. Certo, i popoli non sono uguali; perché le culture non sono uguali. C’è chi ha conquistato il Vero. Chi lo ha atteso. Chi lo ha rifiutato. Chi se ne è allontanato. Ma al di là di questo, ciò che è di natura percepisce il senso delle cose e il mistero del vivere. E, proprio perché Dio ha fatto sì che la natura fosse predisposta all’accoglienza della Grazia, non c’è buon senso popolare che non manifesta questo desiderio; al di là di ciò che la Storia dei singoli popoli partorisce. Ecco perché si può capire l’unicità e la bellezza della Verità Cattolica anche attraverso il buon senso di tutti i popoli. 


Anni fa, a chi scrive questa rubrica, capitò di ascoltare queste parole da un amico già anziano il quale aveva da poco scoperto di avere una malattia degenerativa che gli avrebbe compromesso i movimenti del corpo: “Per scrivere, sono ormai costretto ad utilizzare il computer: la mano mi trema. Eppure quando io scrivevo con la penna, e stavo bene, non pensavo a quanto fosse meraviglioso poter stringere una penna e scrivere. Solo ora mi accorgo quanto fosse importante poter fare liberamente quel gesto”.

Insomma, una cosa banalissima (scrivere con la penna); una cosa banalissima a cui non diamo importanza, perché ci sembra del tutto scontata. Ma poi, quando dovessimo perdere una facoltà di questo tipo, ecco dunque che ci si accorge di quella meraviglia, che tanto meraviglia non ci sembrava.

Siamo purtroppo fatti così: apprezziamo le piccole cose solo quando le perdiamo o corriamo il rischio di perderle. E’ una situazione che abbiamo in quanto feriti dal peccato.

Eppure dovremmo educarci ad esercitare la meraviglia per tutto ciò che vi è di buono (cioè di conforme al Bene) nel nostro vivere e che sempre (sempre!) si configura come dono.

Nulla ci appartiene, tutto ci è stato donato.

Crediamo possano meritare meraviglia solo le cose grandi, straordinarie (cioè al di fuori dell’ordinario); ma le cose piccole ed ordinarie, no. Queste -secondo noi- avrebbero poco senso.

Invece non è così. La bellezza che merita il nostro stupore è per tutto il buono, ordinario o straordinario che sia.

E, proprio perché il buono è buono, esso del tutto logicamente si configura anche come bello…perché vero, buono e bello sono costituivamente uniti.

Per restare al fatto narrato all’inizio, c’è una bellezza anche in una mano che regge una penna e segue i movimenti dettati dalla mente per mettere per iscritto ciò che si pensa, ciò che si desidera, ciò che si ama.

La meraviglia non è solo nello spalancare gli occhi dinanzi ad un sole che tramonta sul mare, a delle stupende cime innevate, ad un’altissima cascata, ad una scultura famosa…la meraviglia è anche dinanzi all’apparente (solo apparente) banalità del quotidiano.

E se il Signore permette che il quotidiano possa essere compromesso o minacciato dal dolore, ecco che proprio in queste situazioni si attiva la sana capacità di iniziare a gustare il quotidiano minacciato.

Come avviene in tempo di carestia…allorquando s’impara a gustare non solo la patata, ma anche la sua buccia.


Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri


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