Qual é il metodo giusto per una corretta filosofia?

Il metodo filosofico corretto è il realismo, cioè l’adeguamento del soggetto all’oggetto. Il conoscere è attingere dall’essere (la realtà oggettiva). Attraverso i sensi si sperimenta la realtà. Attraverso l’intelletto (intus-legit) si penetra la realtà, cioè si penetra la natura delle cose.

Per cercare il fondamento del reale, bisogna meravigliarsi di esso. E infatti tanto Platone quanto Aristotele concordano sul fatto che la filosofia nasca dalla meraviglia. La meraviglia non è frutto di elucubrazione mentale, bensì della contemplazione. Si racconta che san Tommaso, prima di iniziare il suo corso universitario, mostrasse ai suoi studenti una mela dicendo: “Questa è una mela e chi non fosse d’accordo, è meglio che non segua le mie lezioni”.

A riguardo privilegiati sono coloro che si conservano semplici. Dice il Libro di Isaia: “Distruggerò la saggezza dei saggi e rigetterò l’intelligenza degli intelligenti.” (Isaia 29,14) La meraviglia è la condizione tipica dei bambini. Dice il libro della Sapienza al capitolo 10: “(…) la Sapienza ha dischiuso la bocca ai muti e sciolto la lingua dei bimbi (…).” Molti ricorderanno la celebra fiaba Gli abiti del Granduca (alcuni la conoscono con il titolo Gli abiti dell’Imperatore) di Andersen, dove chi sa scoprire l’inganno perpetrato da due imbroglioni al povero Granduca è proprio un bambino, unico ad avere il coraggio di rimanere fedele a ciò che vede e dire in pubblico che il Granduca è senza vestiti.

Chi non sa stupirsi, può essere anche molto colto, ma si condanna inevitabilmente alla stoltezza. Scrive san Tommaso d’Aquino nella Summa (II-IIae, Questione 46): “(…) alla sapienza si oppone la stoltezza, che è di chi non si commuove neppure per ciò che fa stupire, e che consiste nell’ottusità del cuore e del senso (…).”

Il realismo filosofico è rifiutato dalla modernità perché con esso non si può giustificare l’antropocentrismo radicale. E così la filosofia è divenuta non più scienza del vero,  bensì di un “logico” svincolato dalla realtà. Scrive il diavolo Berlicche al diavolo Malacoda: “Il tuo giovanotto è stato abituato, fin da ragazzo, ad avere nella testa una dozzina di filosofie irriconciliabili fra di loro, che danzano insieme allegramente. Non considera le dottrine come, in primo luogo, ‘vere’ o ‘false’, ma come ‘accademiche’ o ‘pratiche’, ‘superate’ o ‘contemporanee’, ‘convenzionali’ o ‘audaci’.” (C.S.Lewis, Le lettere di Berlicche)

Il realismo filosofico è rifiutato dalla postmodernità perché fa capire che la verità è oggettiva ed immutabile. Indipendentemente dal divenire del tempo, la verità rimane sempre la stessa. A riguardo c’è una breve poesia del poeta greco, Ghiorgos Seferis, premio Nobel nel 1963, dal titolo Il gelsomino: “Quando giunge la notte / quando spunta l’alba / è sempre bianco / il gelsomino.”

Non si sa se sia realmente accaduto, ma senz’altro è una storia verosimile. Si racconta che san Tommaso solesse iniziare i suoi corsi all’Università di Parigi mostrando una mela, dicendo: “Questa è una mela; e chi non fosse d’accordo è bene che non segua le mie lezioni“. Ciò per dire che non si può fare corretta filosofia se non si parte dall’osservazione di un reale che s’impone con evidenza oggettiva.


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2 Comments on "Qual é il metodo giusto per una corretta filosofia?"

  1. Giovanni Di Guglielmo | 24 Novembre 2025 at 23:32 | Rispondi

    Siamo nel 2025, e la scienza ha scoperto che la realtà NON è quella che ci comunicano i nostri sensi. La mela è nella sua essenza uno spazio vuoto su cui damzano protoni, elettroni e particelle quantistiche. E questo non ce lo dicono i nostri sensi ma la ragione, quindi per forza di cose la conoscenza è antropocentrica.

    • Giovanni Di Guglielmo | 27 Aprile 2026 at 13:50 | Rispondi

      … Però alla fine la mela è sempre una mela, quindi la conoscenza della mela è oggettiva e parte dal reale (realismo oggettivo).

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