Non molto tempo fa viveva un nano che tutti si rifiutavano di incontrare e di guardare. Egli, infatti, non era solo nano, era anche zoppo, gobbo e aveva un volto così brutto che descriverlo é impossibile. Questo nano, però, malgrado la sua sventura, era comunque felice. Sapeva che il buon Dio e la Mamma Celeste gli volevano tanto bene e ciò gli bastava. Aveva solo un rammarico: avrebbe voluto essere meno brutto per poter con facilità esprimere agli altri i propri sentimenti. Ma meno brutto non era e quindi era costretto a trascorrere in solitudine le sue giornate, senza nessuno con cui parlare. Gli unici suoi compagni erano il buon Dio e la Mamma Celeste: stava ore a pregarli e a colloquiare con loro.
Il povero nano aveva un cuore immenso, nessuno poteva vantarsi di averne uno simile. Perché egli si commuovesse bastavano poche cose: osservare con attenzione tutto ciò che lo circondava e, comprendendolo, farlo suo. Un giorno, faceva freddo e la neve veniva giù a più non posso, gli capitò di trovarsi in un piccolo borgo. Aveva tanta fame ma non possedeva nemmeno un soldo bucato per comperare qualcosa da mettere sotto i denti. Bussò allora alla porta di una casa e gli aprì un’ anziana signora. “Buona donna, -chiese dolcemente- sono solo e senza un soldo in tasca. Se solo aveste, per carità al nostro buon Dio, qualche tozzo di pane da regalarmi, io ve ne renderò merito e…” Ma il povero nano non fece in tempo a terminare la frase che si vide sbattere la porta in faccia. “Vattene via! -si udì la voce dell’anziana donna dietro la porta- non so quale mostro tu sia o da quale inferno vieni fuori, so solo che non voglio più vederti!” Così il povero nano dovette rimaner digiuno, ma non provò nessun risentimento verso quella donna. Mentre il freddo continuava a gelare il suo viso e le sue mani, e la neve ad imbiancare il suo cappello e i suoi laceri vestiti, attese in solitudine per quasi un’ora, quindi ribussò alla stessa porta e l’anziana donna si riaffacciò all’uscio. “Buona donna, -chiese il nano dolcemente- sono ancora solo e senza un soldo; se solo aveste, per carità al nostro buon Dio, qualche scorza di pane da regalarmi e che dovreste comunque buttar via, io ve ne renderò merito e…” Ma il povero nano, anche questa volta, non fece in tempo a terminare la frase, che si vide nuovamente sbattere la porta in faccia. “Lo vuoi capire che te ne devi andare?! -si udì ancora la voce dell’anziana donna dietro la porta- Non so chi sei, e non so perché sei così brutto, so solo che non voglio più vederti!!” Così al povero nano furono rifiutate anche delle misere scorze di pane. La fame aumentava, il desiderio di parlare con qualcuno anche, e il gelo era davvero insopportabile, ma ancora non provava nessun risentimento verso quell’anziana donna. Attese in solitudine per ancora un’ora, quindi, dimentico di come era stato fino allora trattato, ribussò alla porta. L’anziana donna riaprì. “Buona donna, -chiese il nano ancora più dolcemente- sono sempre più solo e senza un soldo. La fame poi mi sta torturando. Se solo aveste, per carità al nostro buon Dio, anche solo qualche briciola di pane da darmi, io ve ne renderò merito e…” Ma tutto si ripeté come al solito: il povero nano non fece in tempo a terminare la frase che si vide, ancora una volta, sbattere la porta in faccia. “Ti ho detto che te ne devi andare!! -disse la solita voce dietro la porta- Sei troppo brutto perché io possa vederti!” Così al povero nano furono rifiutate anche delle misere briciole. Ma ci credereste? egli ancora non provava nessun risentimento per quella anziana donna e cercava nella sua mente mille motivi per giustificarne il comportamento. “Povera donna -pensava- non sarà certo colpa sua se ha tanta paura di aprire la sua casa ad uno sconosciuto e per giunta brutto come me.”
Trascorsero alcuni giorni e il povero nano, dinanzi a quella stessa porta che si era visto ripetutamente sbattere in faccia, vide una scena straziante. Assistette al dolore dell’anziana donna per la partenza del figlio che andava in guerra. “Il mio figliuolo, si portano via il mio unico figliuolo!!” Ella si disperava. Il povero nano, nel vedere ciò, si commosse tanto. “Se solo potessi esprimere -pensò- a quella povera donna la mia compassione, sarei l’uomo più felice del mondo.” …e solo di una cosa si rammaricava: avrebbe voluto essere meno brutto per poter con facilità esprimere agli altri i propri sentimenti.
Così il povero nano trascorse ancora più solo i suoi giorni, ma si sentiva comunque felice. Ormai aveva deciso di non vagabondare più e di rimanere in quel borgo. Malgrado fosse rifiutato da tutti, voleva bene ai suoi concittadini e quando poteva cercava furtivamente di aiutarli; furtivamente perché visibilmente non avrebbero mai accettato un aiuto da quel nano storpio ed orribile. Quando poteva, nelle notti senza luna per non essere scoperto, andava a falciare il grano al contadino angustiato per il troppo raccolto da fare o a travasare il vino all’oste preoccupato per il troppo vino da travasare. Un giorno, gli apparve il diavolo. Era adiratissimo e gli disse: “E’ mai possibile che devi continuamente offendermi con il tuo cuore, la tua fede e la tua bontà?! A cosa ti conviene essere così buono? Non vedi come ti maltrattano queste persone?” “Non é certo colpa loro se mi maltrattano -rispose il nano- Hanno le loro difficoltà, perciò sono così.” E il diavolo dovette sparire via con la coda fra le gambe. Il nano, invece, continuò a far del bene. La sua vita ormai era quella.
Un giorno, era seduto su delle scale di pietra a pregare il buon Dio e aveva già ricevuto la sua razione di insulti quotidiani, quando udì due donne parlare fra loro. “Da quando il suo unico figliuolo é partito per il fronte -disse una- donna Marta sta così male che sta lì-lì per lasciarci.” “E’ vero -confermò l’altra- anch’io ho sentito dire che sta proprio male. Se solo suo figlio si facesse sentire, le inviasse una lettera…” Il nano capì che donna Marta era l’anziana donna che aveva visto disperarsi alla partenza del figlio e se ne rammaricò molto. Ma il suo enorme cuore, come al solito, non si accontentò di rammaricarsi: decise, senza un soldo, con le scarpe bucate e i vestiti consumati che sembravano fatti di carta straccia, di partire per il fronte a cercare quel soldato. Il viaggio fu lungo, troppo lungo, e l’inverno si fece sentire. Il nano dormì all’addiaccio, patì i morsi della fame. Più volte fu tentato dal diavolo a lasciar perdere tutto e a ritornare al borgo. Un giorno, proprio mentre la fatica del viaggio si faceva più sentire, il diavolo gli fece una proposta sconcertante. “Orribile nano! -lo chiamò deciso- Se ti astieni a compiere quest’azione e ritorni al borgo, ti trasformerò in un uomo bellissimo e ricchissimo.” Il povero nano, nell’ascoltare queste parole, arrestò la sua marcia. Si sedette a terra angosciato e si asciugò la fronte che, malgrado facesse molto freddo, ora era madida di sudore. Quella tentazione lo scuoteva. Il cuore gli batteva forte, troppo forte. Nella sua mente si affacciavano immagini sconosciute. Vedeva un uomo alto, agile, straordinario bello, pieno di onori e ricchezze. Poteva essere lui quell’uomo, se solo avesse accettato la proposta del diavolo. Non restava altro da fare che alzarsi e ritornare sui propri passi. Ma egli era lì, a terra, angosciato ed impotente a prendere una decisione. La mente gli frullava come una trottola; sentiva sempre dentro di sé le parole tentatrici. Le sue gambe già procedevano nuovamente verso il borgo, ma, ad un tratto, come un lampo improvviso, le immagini di quell’anziana donna disperata gli si presentarono dinanzi alla mente. Non poteva tradire chi aveva bisogno di lui. Eppure quell’anziana donna gli aveva rifiutato persino una scorza di pane. Malgrado ciò, non poteva comunque tradire e chiese aiuto a Dio di trovar la forza per seguire la sua ragione. La ottenne. Raggiunto il fronte, i colpi di cannone passarono sulla sua testa e le pallottole dei fucili lo sfiorarono continuamente. Finalmente trovò il figliuolo dell’anziana donna. “Buon giovane, -gli disse- vostra madre sta molto male perché da tempo non riceve notizie da voi. Se le scriveste qualcosa, gliela potrei portare io, di persona.” “Perché ti sei preso questo incarico?” Domandò il giovane soldato, un po’ stupito e molto sgarbato. Il nano non rispose, sapeva che se avesse detto la verità non sarebbe stato creduto. Poi fu il giovane a continuare: “Evidentemente mia madre ti ha promesso una ricompensa se mi avessi trovato… -poi continuò con atteggiamento derisorio- eh già d’altronde è l’unico lavoro che puoi fare, così brutto e malandato.” e scoppiò a ridere sonoramente. Quindi si mise a scrivere qualcosa e consegnò una lettera al nano. “Brutto nano, -gli disse deciso- ecco la lettera per mia madre…mi raccomandò: non le spillare parecchi quattrini, altrimenti al mio ritorno faremo i conti!”
Così il povero nano ottenne ciò che voleva e ripartì. Tanta era la sua gioia che impiegò per il ritorno meno giorni di quanti ne avesse impiegati per l’andata, ma stremò troppo il suo corpo. Mancavano ormai poche miglia per raggiungere il borgo, quando avvertì dei terribili brividi di freddo, poi sentì sopraggiungere una febbre fortissima, mentre le gambe non gli reggevano più. Una forte debolezza ostacolava la sua marcia, ma pregò il buon Dio che almeno gli desse la forza di raggiungere la casa di quella mamma in attesa. Trascorrevano le ore e le sofferenze del povero nano aumentavano sempre più e per giunta il borgo ancora non si vedeva. Ad un tratto, le gambe cedettero di colpo ed egli cadde al di là della strada; comprese che ormai per lui era finita, ma non si perse d’animo e cercò con tutte le forze, senza pensare minimamente alla sua sorte segnata, di buttare sulla strada la lettera affinché qualcuno che fosse passato di lì avesse potuto prenderla. Vi riuscì.
Il mattino seguente fu ritrovato privo di vita, bagnato fino alle ossa per la pioggia della notte. Lo portarono nel borgo. Conosciuta la notizia, gli abitanti commentarono: “Non solo ci ha assillato per anni con la sua terrificante presenza, pensavamo se ne fosse andato, e invece è venuto a morire da noi.” “E’ vero, -dissero altri- sembrava se ne fosse andato, poi ha voluto castigarci: é venuto a morire da noi come malaugurio!” “Giusto! -intervennero altri ancora- Persone come lui causano sventura al luogo in cui muoiono.” E così, compresa l’anziana donna sempre più disperata per il figlio che non dava sue notizie, tutti decisero di non seppellirlo nel camposanto, ma in una campagna abbandonata nei pressi del borgo, senza nessun segno che ricordasse la sua presenza.
Alcuni giorni dopo, il postino del borgo si trovò a passare per la strada dove il povero nano era morto. Casualmente scorse la lettera sul selciato. “Devo averla persa giorni fa.” Pensò mentre la raccoglieva. Malgrado la pioggia l’avesse alquanto rovinata, l’indirizzo era ancora leggibile e il postino si diresse a recapitarla. Quando bussò alla porta, l’anziana donna era ormai allo stremo delle sue speranze e avvertiva la vita spegnersi sempre più. Nel vedere il postino, capì che qualcosa di nuovo doveva esserci: gioì. Poi, senza pronunziar parola, ruppe i sigilli della lettera in men che non si dica, lesse e il colore della sua pelle riacquistò tono. Ormai era salva.
Quando il figlio ritornò dalla guerra, l’anziana donna non riusciva ad esser più nei panni per la contentezza. Un giorno, a tavola, mentre i due gustavano la loro solita calda minestra, il figlio disse: “A proposito, mamma, quanto deste di ricompensa a quel brutto nano?” La mamma non capì. “Quale ricompensa? E di quale brutto nano stai parlando?” “Del nano che mi venne a cercare al fronte -rispose il giovane- Non ditemi, mamma, che lo avete già dimenticato.” L’anziana donna restò perplessa, poi comprese qualcosa. “Come é possibile tutto questo?” Pensò turbata; quindi domandò al figlio: “Cosa ti disse quel nano quando ti trovò al fronte?” “Mi disse che veniva dal nostro borgo e mi cercava, perché voi volevate mie notizie.” “E com’era questo nano?” Incalzò la mamma. “Nano, gobbo e più brutto dell’inferno!” Rispose deciso il giovane.
Quella notte l’anziana donna non riuscì a dormire. Si agitava in continuazione, mentre delle brutte immagini le venivano in sogno. Vedeva bene, troppo bene, il povero nano viaggiare stancamente, soffrire il freddo e la fame, dormire all’aperto; poi vedeva bene, altrettanto bene, una scortese padrona di casa allontanare un vagabondo che chiedeva un po’ di pane. Risentiva dentro di sé, ripetersi all’infinito, le parole: “Vattene via! Non so quale mostro sia tu o da quale inferno vieni fuori, so solo che non voglio più vederti!!…Lo vuoi capire che te ne devi andare?!…Non so chi sei, e non so perché sei così brutto, so solo che non voglio più vederti!!…Ti ho detto che te ne devi andare!!…Sei troppo brutto perché io possa vederti!…” All’improvviso la donna si svegliò, ritrovandosi seduta sul letto, angosciata. Il cuore le borbottava in gola e un’ansia terribile la dominava tutta. Qualcosa dentro la condannava. Di corsa svegliò il figlio. “Domani -gli disse decisa- domanderai dove hanno seppellito il nano.” Il giovane si arrabbiò per il suo sonno interrotto. “Mamma, ma cosa vi prende?! Vi pare questa l’ora per discutere?! E poi, chi hanno seppellito?” “Il nano, -ribatté nervosamente la donna- il nano l’hanno seppellito fuori dal borgo perché noi non lo abbiamo voluto nel cimitero, e io adesso non so dov’é!” Il giovane alla rabbia aggiunse la meraviglia: “Di quale nano parlate?” “Di quello che ti ha incontrato su al fronte.” “Ah si!…Perché, é morto?” La donna adesso era ancora più agitata: “Si, lo hanno trovato morto poco lontano da qui. Ma non so dove é sepolto.” “Perché vi interessa dove é sepolto?” Domandò il giovane sempre più meravigliato. L’anziana donna non rispose e ritornò nella sua stanza.
Il mattino seguente, madre e figlio, con quest’ultimo sempre più perplesso e del tutto ignaro del perché si facesse tutto questo, vagarono per il borgo alla ricerca di qualcuno che si ricordasse dove il povero nano era stato sepolto. Camminarono per ore e ore interrogando chiunque incontrassero, ma nessuno sapeva o ricordava. Quando però giunsero nella piazza principale, videro un vecchietto che aveva una bancarella piena di fiori. L’anziana donna passò oltre, ma poi all’improvviso si fermò: da quella bancarella proveniva un profumo gradevolissimo. “Quali dei vostri fiori emanano questo meraviglioso profumo?” Domandò al vecchietto. “Non ci si può sbagliare! -rispose l’anziano uomo- Sono queste rose a profumare così.” E indicò delle stupende rose bianche in un vaso di latta. “Dove le avete colte?” Il vecchietto sorrise: “Da pochi giorni ho trovato vicino alla mia masseria un roseto stupendo. Ne avvertii dapprima il profumo, poi l’ho scoperto. “
Dopo poco una grande folla si fermò nei pressi della bancarella. Tutti vennero attratti da quel gradevolissimo profumo e tutti si misero poi alla ricerca di quell’eccezionale roseto. Grazie a quelle rose e al loro profumo la vita cambiò nel borgo, più pace e serenità regnarono, ma soprattutto, grazie alla loro straordinaria bellezza, bastava che un giovane portasse alla sua innamorata una di quelle rose, perché questi, bello o brutto che fosse, venisse accettato di cuore. Perciò, da allora, quelle rose furono anche chiamate le Rose d’amore. Ma nessuno si domandava come mai fossero sbocciate. Un giorno un vecchio abitante del borgo disse ad un altro: “Come é strana la vita! Ti ricordi che noi seppellimmo quel brutto ed inutile nano proprio dove sono sbocciate quelle bellissime rose?” “Eccome se lo ricordo! La vita é proprio strana.” Concluse l’altro. Anche l’anziana donna era presente. Ella ascoltò per caso il dialogo e non per caso scoppiò a piangere.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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