Commento del Catechismo di san Pio X (n.237)

A cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: Basta credere in generale le verità rivelate da Dio?

Risposta: Non basta credere in generale le verità rivelate da Dio, ma alcune, cioè l’esistenza di un Dio rimuneratore e i due misteri principali, si debbono credere anche con espresso atto di fede.


Il Catechismo spiega che non basta credere in modo generico nelle verità rivelate da Dio. Alcune verità devono essere credute con un atto esplicito di fede. Tra queste, San Pio X indica in modo particolare l’esistenza di Dio che remunera e i due misteri principali della fede.

Questa affermazione è importante perché distingue la fede cattolica da una semplice religiosità vaga o sentimentale. Credere non significa avere una generica idea di Dio (l’ormai troppo frequente “credo che ci sia qualcosa, ma non proprio il Dio cattolico”).

La fede è adesione concreta e personale alle verità che Dio ha rivelato. Anche non credere ad una sola verità significa…non credere.
Nel nostro tempo è diffusa l’idea che basti “credere in qualcosa”. Molti affermano di avere una fede personale, senza però conoscere o accettare i contenuti della Rivelazione. Molti si dicono cattolici, senza nemmeno conoscere il catechismo o le preghiere più note.

Il Catechismo ricorda invece che la fede ha un contenuto preciso. Nella Sacra Scrittura lo troviamo affermato chiaramente: “Chi si avvicina a Dio deve credere che Egli esiste e che ricompensa coloro che lo cercano” (Lettera agli Ebrei 11, 6). Non si tratta quindi di una fede generica, astratta, ma di una fede precisa, che riconosce Dio, il “Dio cattolico”, come Signore e giudice della vita umana.

Per questo San Pio X parla di atto espresso di fede. Significa che alcune verità devono essere credute consapevolmente e affermate con la mente e con il cuore. Si dice che credere a queste verità, indicate nel numero in oggetto, è necessità di mezzo: senza non si ha salvezza.
Molti teologi, nel corso dei secoli, hanno aggiunto anche la fede, almeno implicita, nel Redentore (“dopo il peccato, è necessario per la salvezza credere nel mistero di Cristo“, Summa Theologiae, II-II, q. 2, a. 7).

Sono poi insegnate anche verità da credere come necessità di precetto (credere “alle verità, o almeno alla loro sostanza, contenute: a) nel Credo o Simbolo apostolico; b) nel Pater; c) nell’Ave Maria; occorre inoltre credere: d) nel Decalogo e nei precetti della Chiesa; e) almeno nei sacramenti quando si devono ricevere”, Dragone). Se queste non sono conosciute senza propria colpa, ci si può comunque salvare (ovviamente sempre con determinate altre condizioni e attenzioni).

La fede non è dunque solo una disposizione interiore, ma anche un atto della ragione illuminata dalla grazia. San Tommaso d’Aquino spiegava: “Credere è un atto dell’intelletto che dà il suo assenso alla verità divina” (Summa Theologiae, II-II, q. 2, a. 9). Tale atto non nasce solo da uno sforzo umano, ma dalla grazia di Dio che illumina l’intelligenza e muove la volontà.

Il Catechismo, oltre al Dio rimuneratore, inserisce tra le verità da credere con atto espresso di fede i due misteri principali della fede cristiana: la Santissima Trinità e l’Incarnazione del Figlio di Dio. È evidente il motivo per cui sono inseriti tra le necessità di mezzo: essi sono il cuore della Rivelazione, senza questi misteri il Cristianesimo perderebbe la sua identità. La fede cristiana non consiste solo nel riconoscere l’esistenza di Dio, ma nel credere in Dio che si è rivelato Uno e Trino e che è entrato nella storia per salvare l’uomo.

Un’attenzione si deve sempre mantenere sul fatto che credere non è necessariamente comprendere. “Se comprendi, non è Dio” (S. Agostino, Sermo 52, 16). Con questa frase il Santo di Ippona ricorda che i misteri della fede superano la nostra intelligenza, ma non la contraddicono. La fede accoglie ciò che la ragione non può pienamente comprendere.

Nel mondo contemporaneo, in cui si tende spesso a ridurre la fede ad una scelta privata o ad un semplice valore morale e, spesso, anche, solo a ciò che si può dimostrare/vedere, il Catechismo di San Pio X ci ricorda invece che la fede ha un contenuto preciso e che alcune verità sono essenziali.

Il progresso della società non cambia la natura della fede. L’uomo può cambiare mentalità, ma la verità rivelata rimane la stessa.
Per questo si deve continuare a ricordare, a noi prima di tutto e agli altri, i fondamenti che ogni cristiano deve conoscere e professare.

In conclusione, la fede cristiana non è un’idea vaga né un sentimento indefinito. È adesione consapevole alla verità rivelata da Dio.
Credere significa riconoscere l’esistenza di Dio, accogliere i misteri della fede e affermarli con un atto personale.

San Pio X ci ricorda così che la fede autentica non si limita ad un generico “credere”, ma implica una conoscenza ed una professione concreta della verità divina.


Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri


Vuoi aiutarci a far conoscere quanto è bella la Verità Cattolica?

Be the first to comment on "Commento del Catechismo di san Pio X (n.237)"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*