“C’è un tempo per ogni situazione sotto il cielo” dice quello che una volta si chiamava il libro dell’Ecclesiaste.
E infatti è così. Quando si è “sotto il cielo”, c’è un tempo opportuno per ogni cosa. Ma –lo ripetiamo- quando si è “sotto il cielo”, ovvero quando si è consapevoli che il tempo non trascorre invano perché centrato sulla sapienza di Dio e sulla tensione verso l’eternità.
Ma se non si è più “sotto il cielo” –come invece per troppi accade oggi- allora tutto è lecito fare in ogni tempo… ma così il tempo diviene la maledizione di un trascorrere senza senso.
“Mi raccomando, non oltre mezzanotte!”
“Ma papà…”
“Ho detto: non oltre mezzanotte!”
“Ma se gli amici vogliono fare più tardi?”
“Ho detto: non oltre mezzanotte…e tu sai perché.”
“Ma papà…” Chiara non si sentì di andare oltre. Il papà era stato chiaro e non valeva la pena insistere.
Ma cosa doveva fare Chiara? Era la sera di martedì grasso (il giorno di carnevale per eccellenza) e incombeva il veglione in maschera. Ma perché fino a mezzanotte? Il papà non era tanto preoccupato che Chiara facesse molto tardi quanto per un’altra cosa, per molti strana, stranissima: e che dopo mezzanotte sarebbe cominciata la Quaresima.
Il papà di Chiara era uno tutto d’un pezzo, tutto famiglia, lavoro…e Chiesa. E per queste cose ci teneva molto…per moglie e figlia, troppo.
Chiara non insistette, ma non si arrese e riparò dalla mamma.
E la povera donna, come sempre, non si rifiutò d’intercedere: “Biagino (era il tipico vezzeggiativo che utilizzava quando doveva strappargli qualche concessione), mi manda Chiara, è per questa sera.”
L’uomo sembrò cascare dalle nuvole: “Per questa sera? Le ho dato già il permesso di andare.”
“E ci mancava pure che non le avessi dato il permesso!” La donna non poté fare a meno di aggiungere.
L’uomo cercò di concludere: “Sono il padre io!”
“Sei il padre, ma tua figlia ha ventotto anni”
“Avrà pure ventotto anni, ma vive qui.”
“Vive qui perché ancora non si è potuta sposare.”
“Se si non si è potuta sposare significa che non è sposata, e se non è sposata vuol dire che vive ancora qui, e se vive ancora qui vuol dire…”
“…Ho capito, ho capito…lei è laureata, lui pure, ma se non hanno il lavoro è colpa loro?”
“Non è colpa loro, ma ancora non sono sposati.”
“Va bene, va bene…ma per l’orario che facciamo?”
“Facciamo quello che ho detto: entro mezzanotte deve tornare, altrimenti mi arrabbio. Lo sai che a queste cose ci tengo. A mezzanotte inizia la Quaresima e il Signore non vuole che si faccia baldoria anche il mercoledì delle ceneri.”
“Sono d’accordo con te, ma Chiara ha un fidanzato e per il fidanzato non puoi decidere tu.”
“Ma su mia figlia sì!”
“Su una figlia che ha ventotto anni?”
“E che c’entra?”
“Suvvia Biagino (rieccoci col vezzeggiativo), sii buono. Chiara ha trovato un bravo giovane che le vuole bene, và pure a Messa. Non renderle la vita difficile. Ormai ha l’età, anzi…hanno l’età per decidere.”
L’uomo si sedette dietro alla scrivania, si grattò la testa (segno tipico di chi sta per arrendersi): “Vammela a chiamare.” Concluse (era la resa).
Chiara arrivò subito, anche perché era dietro la porta e aveva sentito tutto.
“Chiara, –iniziò il papà- tu sai quanto ti voglio bene. E’ che penso che tu sei sempre la mia figlioletta. Io fino adesso non ti ho fatto mai mancare di rispetto al giorno delle ceneri. Quando prego, non prego mai solo per me ma per tutta la mia famiglia, non voglio che né tu né tua mamma offendano il Signore…Ma capisco che ormai sei adulta…”
“Beh! Direi, ho ventotto anni!” Interruppe Chiara.
“Non ti dico nulla, Chiara. Forse hai ragione tu.”
Chiara e Marco (così si chiamava il fidanzato) ridevano e scherzavano con i loro amici. Ad un certo punto Chiara si ricordò della mezzanotte; è vero che il papà aveva dato il permesso ma qualcosa dentro le impediva di essere spensierata. Chiamò in disparte e Marco e gli disse di voler andare via. Marco le obiettò ch’erano nel bel mezzo del divertimento; e Chiara iniziò a piangere.
“Ma cosa c’è che non va?” Le chiese Marco.
“No, niente.”
“Come niente?”
“Niente, niente.”
“Se è niente, allora perché dobbiamo andar via?”
Chiara non pianse più e disse: “Hai ragione tu, perché andar via?”
Marco sorrise, istintivamente guardò l’orologio e il suo viso sembrò impallidire. Entrò in agitazione. “Forse, Chiara –disse- hai ragione tu, sarà bene che andiamo.”
“Non, non ti preoccupare, non ti preoccupare per me. Marco, continuiamo pure a divertirci.”
“No, ho visto che ti sei agitata. E’ bene che andiamo.”
“Ti ho detto che non devi preoccuparti. Restiamo pure.”
Era invece Marco ad agitarsi e a innervosirsi: “Adesso non riesco più a divertirmi. Voglio andare via io. Non mi sento bene.” Prese Chiara per mano, salutò cordialmente, ma assai frettolosamente, gli amici e lasciò il locale.
Arrivarono in auto. Il tempo di accompagnare Chiara a casa sua, ma, giunti a destinazione, Marco spense il motore e si capì che non aveva più fretta. Chiara si accorse che c’era qualcosa di strano: “Ma allora non è perché non ti senti bene?” chiese a Marco.
Il giovane arrossì quasi e Chiara incalzò: “Sii sincero. Perché sei voluto andar via?” Marco fece silenzio, ma Chiara non demorse: “Che forse a divertirti non volevi andare oltre la mezzanotte?”
“Non te l’ho mai detto, Chiara, perché ogni anno eri tu a voler andare via prima della mezzanotte. Mi sembrava così esagerato.”
“Pure a me, sai, mi sem-bra-va (e sillabò “sembrava”), ma adesso non mi sembra più. Anzi mi sembra così strano e così bello di aver trovato uno tanto ‘fissato’ come papà!” E Chiara lo abbracciò forte.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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