Il popolo è ben altra cosa rispetto alla massa. La massa è qualcosa d’informe, che, pertanto, si lascia facilmente plasmare. Il popolo no. Esso ha una sua identità, una sua storia, delle radici. Ha un vissuto che gli permette di giudicare con buon senso il reale. E questo lo conforta di un’eredità: la saggezza. Certo, i popoli non sono uguali; perché le culture non sono uguali. C’è chi ha conquistato il Vero. Chi lo ha atteso. Chi lo ha rifiutato. Chi se ne è allontanato. Ma al di là di questo, ciò che è di natura percepisce il senso delle cose e il mistero del vivere. E, proprio perché Dio ha fatto sì che la natura fosse predisposta all’accoglienza della Grazia, non c’è buon senso popolare che non manifesta questo desiderio; al di là di ciò che la Storia dei singoli popoli partorisce. Ecco perché si può capire l’unicità e la bellezza della Verità Cattolica anche attraverso il buon senso di tutti i popoli.
1.In autunno non bisogna sperperare: bisogna saper conservare ciò che si ha. In primavera, invece, ci si può permettere di consumare anche più rapidamente ciò che si possiede. Perché? Perché l’autunno, ovviamente, prepara all’inverno e lo introduce. Pensiamo al mondo contadino: in inverno i contadini possono fare ben poco. Certo, possono svolgere qualche lavoretto nella masseria e nei suoi dintorni, e prendersi cura degli animali; ma la produzione agricola, e quindi il lavoro più importante con i relativi frutti, si concentra in primavera e soprattutto in estate.Dunque questo proverbio richiama la condizione del contadino, che deve saper conservare in vista dell’inverno. Poi, quando arriva la primavera, può eventualmente consumare con meno preoccupazione, perché dopo la primavera viene la stagione estiva.
2.Negli Esercizi spirituali di sant’Ignazio c’è una parte che il Santo dedica al discernimento degli spiriti. In particolare, descrive le alternanze e le diverse condizioni della vita del cristiano. Sant’Ignazio si basa sulla propria esperienza e dice che la vita cristiana non è fatta soltanto di consolazioni, ma anche di desolazioni. E alcune volte le desolazioni possono essere molto, ma molto profonde e dure, fino ad arrivare alle cosiddette notti del senso e dello spirito, di cui ci parla molto bene quel grande mistico che fu san Giovanni della Croce.
3.Sant’Ignazio dice che, quando ci si trova nella desolazione, non si deve fare nessun tipo di cambiamento: nella confusione può pescare soltanto il demonio. Bisogna quindi confermare risolutamente tutti i propri impegni, l’ordine di vita e la regola che si seguiva nel momento della consolazione.
4.Quando poi sant’Ignazio passa a considerare la consolazione e i rischi che essa può comportare, dice che si può essere presi da un tale entusiasmo da arrivare a prendere risoluzioni avventate o esagerate, senza lasciarsi guidare da una virtù importantissima nella vita dello spirito qual é la prudenza. Sant’Ignazio dice che, proprio perché nei momenti di consolazione si è presi dall’entusiasmo, bisogna saper fare, per così dire, un po’ di tesoro di quei momenti. In che modo? Non sperperandoli, bensì conservandoli dentro di sé e riflettendoci. Non bisogna lasciarsi prendere da una sorta di «ubriacatura spirituale», ma custodire quei momenti di consolazione, sapendo che poi ne arriveranno altri. In altre parole, bisogna ricordare che alla consolazione seguirà un’altra desolazione. Quando arriverà la desolazione, è bene poter ricorrere idealmente a questo deposito, a questa cantina in cui sono stati custoditi i momenti di entusiasmo e di consolazione.
5.Questo proverbio russo — che invita a non essere prodighi in autunno e a essere invece ricchi in primavera — richiama proprio queste dinamiche della vita dello spirito.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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