Apologetica con le fiabe: “Cuore di Madre”

C’era una volta una vedova, malandata e molto povera, che viveva col suo unico e amatissimo figlio in una semplice casa di pietra in riva ad un fiume. Un giorno accadde che il figlio si ammalò di una strana malattia: le tisane, gli impacchi e i decotti, preparatigli dalla donna, non riuscivano a fargli abbassare un terribile febbrone. La mamma si vide disperata. Chiamò dei contadini vicini, ma questi, malgrado avessero anche loro preparato qualcosa, non riuscirono a far nulla. Ella allora decise di andare in paese a vendere le uova che erano rimaste in dispensa e così, con il ricavato, avrebbe potuto chiamare un medico. Al mercato del paese stette per ore e ore al freddo prima di riuscire a vendere tutte le uova; ottenne diverse monete e poté far visitare il figlio da un medico. “Buona donna –disse sospirando il medico dopo aver visitato il giovane- non so proprio cosa fare. Quella che ha suo figlio è una brutta febbre che non reagisce alle cure. No, non so proprio cosa fare”. “E allora?!” Domandò la mamma già con le lacrime agli occhi. “Pregate, buona donna, pregate”. Rispose il medico rimettendosi il suo lungo e scuro mantello.

I giorni trascorrevano e la febbre sfiancava il povero giovane. Egli aveva perso appetito e spesso perdeva anche i sensi; ma la povera donna soffriva più del figlio; e il figlio, quando era cosciente del suo stato, più che per se stesso soffriva per la povera mamma che sapeva disperata nel vederlo così. Spesso ella si nascondeva e piangeva a dirotto, ma la maggior parte della giornata, che trascorreva in compagnia del figliuolo, cercava di essere allegra per donargli consolazione. La notte fingeva di recarsi nella stanza accanto per andare a dormire, ma vegliava, pregando, dietro la porta di legno nel caso al figlio fosse occorso qualcosa.

Trascorse ancora una settimana e il povero giovane peggiorava. Una notte, proprio mentre la donna fingeva di dormire nella stanza accanto -in realtà pregava vegliando il figliuolo- le apparve un angelo bellissimo con grandi ali piumate e capelli d’oro. “Buona donna –disse l’angelo sorridendo- desideri proprio che tuo figlio guarisca?” “Certo che lo voglio!” Esclamò decisa la mamma. “Allora –proseguì l’angelo- tuo figlio ha bisogno per guarire di un cedro rosso, rarissimo, che si trova solo in cima alla montagna di questa vallata”. La donna non attese nemmeno il sorgere del sole: immediatamente uscì di casa e si recò verso la vicina montagna della vallata. Era impervia e molto alta. La povera vedova, malgrado fosse acciaccata e debolissima, la scalò per giorni e notti. Non avvertiva stanchezza, perché la contentezza di poter salvare l’amato figlio le infondeva una tale forza che i pastori della montagna, quando la videro così malandata e a piedi nudi scalare le rocce, rimasero sbigottiti. Giunta in cima alla montagna, con soddisfazione colse dall’albero un cedro rosso e ritornò a casa.

La sera stessa, dopo che ebbe fatto mangiare al figliuolo il frutto raccolto, le riapparve l’angelo. “Buona donna –le disse ancora- desideri proprio che tuo figlio guarisca?”. “Certo che lo voglio!” Esclamò decisa la mamma. “Allora –proseguì l’angelo- tuo figlio ha bisogno per guarire di un pesciolino d’oro, rarissimo, che si trova nelle profonde acque del fiume di questa vallata”. La povera vedova non attese nemmeno il sorgere del sole: immediatamente uscì di casa e si recò sulle sponde del vicino fiume. “E’ inutile che aspetti il giorno –pensò- mi tufferò subito. Il pesciolino d’oro luccicherà e non ci sarà bisogno della luce del sole”. E così la mamma, malgrado non avesse mai nuotato in vita sua, senza paura si tuffò nelle gelide acque del fiume. Per parecchie ore si immerse e riemerse, fin quando, proprio mentre le forze iniziavano a mancarle e i polmoni a scoppiare, intravide un luccichio e poté afferrare il pesciolino d’oro. Ritornò al casolare in pieno giorno, cucinò subito la preda e la fece mangiare al suo figliuolo. Ma la febbre non diminuì.

Dopo poche ore, proprio mentre vegliava l’ammalato dietro la porta, pregando e piangendo, apparve nuovamente l’angelo. “Buona donna –le disse ancora una volta- desideri proprio che tuo figlio guarisca?” “Certo che lo voglio!” Esclamò la mamma sempre più decisa. “Allora –proseguì l’angelo- tuo figlio ha bisogno di una lepre misteriosa; essa è rarissima e rapidissima e si trova solo nei fitti boschi di questa vallata”. La povera vedova non chiese il perché di questa nuova richiesta e non attendendo nemmeno il sorgere del sole, uscì di casa recandosi verso i boschi vicini. Per giorni la donna cercò di stanare la lepre misteriosa: si nascondeva astutamente dietro ai cespugli, preparava trappole, osservava tutto attentamente, ma non vi fu nulla da fare: della lepre misteriosa neanche l’ombra. La povera donna non si diede per vinta, non poteva arrendersi: fu capace, addirittura, di parlare con tutti gli animali del bosco che incontrava per chiedere se avessero mai visto la lepre misteriosa. Un anziano scoiattolo dal pelo color nocciola s’impietosì: “Buona donna –disse l’animale- seguimi. Ti indicherò io la tana della lepre misteriosa”. E così avvenne. Grazie all’aiuto del buon scoiattolo, la povera donna poté catturare la lepre misteriosa e ritornare a casa. Cucinò la preda e la fece mangiare al figliuolo. Ma la febbre ancora non scendeva.

La sera seguente, proprio mentre ella vegliava l’ammalato dietro la porta, pregando e piangendo, le apparve ancora una volta l’angelo. “Buona donna –disse questa volta ancor più sorridente- desideri proprio che tuo figlio guarisca?” “Certo che lo voglio!” Esclamò decisa la mamma. “Allora –proseguì l’angelo- tuo figlio per guarire ha bisogno di mangiare il tuo cuore. Esso è per lui preziosissimo, a patto però che tu te lo tolga con le tue stesse mani”. La povera vedova, ancora una volta, non chiese il perché di questa nuova richiesta e non attendendo nemmeno il sorgere del sole, entrò in cucina, prese dalla dispensa il coltello più grande, pregò ancora per qualche minuto, poi iniziò l’operazione. Ella sapeva che avrebbe perso la vita, ma non indugiò un attimo di più: tra dolori indicibili e spasimi indescrivibili, si estrasse il cuore e ancora palpitante lo cucinò. Poi lo offrì al figlio, e ne bastò un solo boccone perché il povero giovane all’istante potesse guarire: il febbrone sparì come d’incanto. “Mamma, -disse contento il giovane- cosa mi è successo? E’ bastato che io mangiassi un boccone di questo miracoloso cibo perché mi sentissi meravigliosamente bene”. “Mangia ancora, figliuolo, -disse la donna che ormai si sentiva sempre più debole- questo cibo ti farà bene e ti farà guarire definitivamente”. Il giovane si preoccupò: “Mamma, tu non stai bene. Sei divenuta pallida e tremi tutta”. “No, figliuolo, -rispose la donna con un filo di voce- sto benissimo, è solo un po’ di stanchezza; tu ora pensa a mangiare…e si diresse nella sua stanza.

Contenta per aver finalmente salvato il figlio, la donna si distese sul letto per attendere la morte, ma un’improvvisa e intensissima luce l’abbagliò e vide dinanzi a sé, indescrivibilmente bella, la Madre del Cielo che le disse: “Non attendere quello che non arriverà. Tu non morrai”. La donna rispose meravigliata: “Come posso non morire se non ho più il cuore che batta per me?” La Madre del Cielo rispose sorridendo: “Le mamme sanno vivere anche senza un cuore che batta per loro. Il cuore delle mamme non ha mai battuto, non batte e mai batterà per se stesse, ma per quelli che hanno generato. Le mamme non posseggono nulla: i loro corpi vivono non del proprio sangue, ma del sangue dei figli; le loro menti non vivono dei propri pensieri, ma dei pensieri dei figli”. E con queste parole Colei che è la Mamma-di tutte-le-mamme l’accarezzò dolcemente. E quella carezza fu per la povera donna un pegno di Paradiso.


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