COMMENTO AL CATECHISMO DI S.PIO X – n.200

Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: Che ci ordina il quinto comandamento?

Risposta: Il quinto comandamento ci ordina di voler bene a tutti, anche ai nemici, e di riparare il male corporale e spirituale fatto al prossimo.


Il quinto Comandamento, se direttamente vieta di uccidere e far del male fisico o spirituale, indirettamente ordina di amare tutti, indiscriminatamente, in quanto tutti, esseri umani e figli di Dio, sono nostri fratelli e meritevoli di essere amati, così come tutti devono amare noi.

San Pio X in questo numero tocca un tasto dolente per l’umanità, quella di amare tutti, quindi anche i nemici. Probabilmente una delle maggiori difficoltà degli uomini nei rapporti con gli altri.

In effetti quando si dice di amare il prossimo, si intende tutti gli uomini, “tutti” nel suo senso letterale, non solo alcuni o una grande maggioranza. Non si possono fare differenze, sono tutti degni di essere amati.

La difficoltà è comprensibile, oltre che ovvia. Riuscire ad amare e a perdonare realmente chi ci ha fatto del male, fisico o spirituale, o ne ha fatto ai nostri cari, è davvero complicato. Ma lo sforzo di essere cattolici, di aderire completamente alla Parola di Nostro Signore non può essere mai evitato, non si può mai dimenticare che Lui è morto per noi sulla Croce, pregando per i suoi carnefici e per chi lo derideva. L’insegnamento lasciatoci da Gesù è d’altronde chiarissimo al riguardo (Mt 5, 44-48).

Chi ha fatto del male, che sia fisico o spirituale, deve sforzarsi per riparare quanto possibile. Se si uccide qualcuno, è ovviamente molto dura riparare, non basterebbe pagare i danni. Il Dragone suggerisce come esempio l’attualmente utopico “chi avesse tolto a una famiglia l’unico sostegno, deve aiutarla, almeno in modo che possa vivere decorosamente”, rendendo però bene l’idea di cosa si intenda con “riparare”.

Questo dovere per chi pecca contro il quinto Comandamento vale anche se si è fatto del male spirituale, con le sue relative difficoltà. Se si è indotto qualcuno al peccato, il danno è oramai fatto e non può bastare una somma di denaro per riparare. Ci si dovrà piuttosto sforzare di indurre la vittima a un nuovo pensiero, alla Confessione se ancora non è stata fatta.

Un esempio classico è quello di chi ha dato scandalo in pubblico che dovrà pubblicamente cambiare la sua condotta e sforzarsi per ricondurre alla retta via chi è stato da lui scandalizzato. Come Sant’Agostino che, dopo una vita scandalosa unita all’appoggio dei manichei, scrisse le Confessioni per ritrattare le sue azioni e pubblicamente deplorare i suoi errori.

Quanto sopra deve essere per noi motivo di grande attenzione in tutto quel che diciamo e facciamo per evitare quanto più possibile il rischio di far del male.


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