COMMENTO AL CATECHISMO DI S.PIOX – n.173

A cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: Che cos’è l’irreligiosità?
Risposta: Irreligiosità è l’irriverenza a Dio e alle cose divine, come la tentazione di Dio, il sacrilegio o profanazione di persona o cosa sacra, la simonia o compre e vendita di cose spirituali o connesse con le spirituali.


Ai nostri giorni il termine “irreligiosità” viene usato soprattutto con il significato di mancanza di fede (“irreligioso: dal lat. irreligiosus, comp. di in- e religiosus, religioso – che è privo di sentimento religioso e non pratica alcuna religione”, Treccani vocabolario online).

In questo numero, invece, San Pio X intende questo termine in modo molto più generico, che ricomprende, se si vuole, anche concetti come: “irriverenza a Dio e alle cose divine”.

Dato che “la religione comanda il rispetto a Dio e alle cose sacre” (Dragone), l’irreligiosità è irriverenza a Dio, perché negare il culto a Lui è una mancanza del rispetto dovuto.

Ci sono tanti modi di essere irriverente nei confronti di Dio. San Pio X fa degli esempi tra i più evidenti, come la tentazione di Dio. Essa “significa pretendere da Lui un aiuto miracoloso quando non è necessario… tenta il Signore anche chi mette mano a imprese non richieste dalla gloria di Dio o dal bene delle anime, sperando in un aiuto miracoloso, e chi senza bisogno si mette nell’occasione prossima di peccare” (Dragone).

In sostanza tentare Dio è sfidarLo, è un dirGli “vediamo se ci sei davvero” o “vediamo se sei davvero onnipotente” o “buono” o altro ancora.

Ma è anche un giudizio presuntuoso su se stessi, come nel Medioevo, quando per un periodo era molto in voga il ricorso al c.d. giudizio di Dio (passare attraverso le fiamme, convinto che Dio non avrebbe permesso che si bruciasse) per dimostrare la propria innocenza.
È un’irriverenza palese, perchè diventa un voler piegare Dio alla propria volontà, ma anche perchè porta le persone a una concezione errata della bontà di Dio. Se, infatti, si pretende (perchè è più pretesa, che speranza) che Nostro Signore intervenga quando e come si vuole, poi, quando questo non accade, come si reagirà? Si prenderà atto della propria esagerazione o si incolperà invece Dio di non essere intervenuto, come se fosse obbligato a farlo?

Altri esempi portati da San Pio X sono il profanare persone o cose sacre o il trattarle come non sacre (sacrilegio) e la simonia (da Simon Mago che provò a comprare lo Spirito Santo e il dono di far miracoli). Sono peccati gravi: il primo, perché, partecipando in modo indiretto alla santità e alla divinità divina, c’è diritto al rispetto e alla venerazione; il secondo, perché si equiparano le cose sacre alle materiali, le si svilisce di valore.

In generale, comunque, essere irreligiosi è un comportamento che è sempre più diffuso, purtroppo anche tra i fedeli.

L’esempio classico è la Comunione presa sulla mano: quale irriverenza maggiore si può trovare? Questa pratica comporta il toccare in modo non consono Nostro Signore Gesù, che già da sola è azione che manca di rispetto, ma soprattutto porta a banalizzare il momento e a trattare il Corpo di Cristo con poca attenzione, oltre che a perdere la fede nella Reale Presenza.

Per rimanere sul generico basta anche solo pensare al peccato, al non rispetto del Decalogo (“se mi amate, osserverete i miei Comandamenti”, Gv 14, 15) e, anche e soprattutto, il non dargli la giusta gravità, che porta poi a non confessarsi o a fare una Confessione imperfetta.

Sono sufficienti comunque anche esempi minimi (per quanto non è mai minima la mancanza di rispetto a Dio), come il parlare di argomenti sconvenienti senza accortezza o parlare male, con malignità della Chiesa.

Come sempre è facile accodarsi al consiglio del Dragone: “è opportuno che ci esaminiamo spesso sul rispetto per le cose sacre, soprattutto per i sacramenti.”

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