COMMENTO AL CATECHISMO DI S.PIOX n.175

A cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: Chi sono i Santi?
Risposta: I Santi sono coloro che, praticando eroicamente le virtù secondo gl’insegnamenti e gli esempi di Gesù Cristo, meritarono speciale gloria in cielo e anche in terra, dove, per autorità della Chiesa, sono pubblicamente onorati e invocati


Originariamente la parola santo era equivalente di sacro, “riferito a ciò che è in rapporto con una realtà diversa da quella naturale e umana (opposto a profano)”. La si intende genericamente nel senso di “degno di particolare riverenza, devozione e rispetto” (ambedue le citazioni da Treccani vocabolario online).

I Santi sono quegli uomini e quelle donne che nella loro vita terrena hanno aderito completamente alla Legge divina, ai Comandamenti, alla Parola di Gesù, che hanno donato tutta la loro vita, tutte le loro azioni, tutti i loro pensieri, tutte le loro forze a Dio.

La sintesi di quanto sopra è il concetto di pratica delle virtù in modo eroico. In questo si deve intendere che questi uomini e queste donne hanno esercitato tutte le virtù e, soprattutto, lo hanno fatto in modo perfetto (per quel che è possibile per la natura umana, quindi inteso come al massimo grado possibile per l’uomo) e del tutto superiore a tutti gli altri uomini.

É evidente che questo grado di eroismo è possibile solo ed esclusivamente con l’aiuto dello Spirito Santo (Dio), che rende appunto, con la Sua presenza e il Suo aiuto, sacre, sante determinate persone, cioè degne di venerazione (dulia).

Quando si parla di eroismo, lo si deve intendere proprio nel suo senso comune, ossia quello di persona con valore e coraggio straordinari (oltre l’ordinario, molto più che ordinari). Ci vuole, infatti, una grande forma di eroismo (forse anche più grande dell’eroe di guerra o di altro tipo) per essere santi, soprattutto in certi periodi. “Eroismo si richiede per confessare la fede nei tempi di persecuzione; eroismo esige il perdono dei nemici che ti calunniano, ti spogliano dei tuoi beni, ti calpestano” (Dragone).

Certo, non serve eroismo solo nelle situazioni drammatiche: come dimostrato dagli esempi portati dal Dragone, infatti, si deve esercitare una virtù perfetta (sempre intesa alle possibilità della natura umana) anche nella vita quotidiana, come l’esempio del perdono. Con l’innalzamento sempre più spropositato dell’individualità, con l’orgoglio che la fa da padrone, riuscire a perdonare, davvero, col cuore e non a parole, chi ci tratta male, chi ci fa del male (non necessariamente fisico), diventa eroismo vero e proprio.

Ai nostri giorni, con la riferita e continuamente ricordata crisi della fede, è eroico anche mantenerla, rimanere cattolici, realmente. Quante volte parliamo con chi ci manifesta serie difficoltà nei rapporti con amici e parenti a causa della propria fede, della propria volontà di rimanere aderente a Cristo? Quante persone perdono la fede perchè seguono la deriva del mondo e, peggio, della crisi nella Chiesa (che, senza la grazia di Dio in aiuto, è purtroppo sempre più facile ritenere cosa normale)?

Ecco, i Santi sono quelli che sulla Terra spesso hanno condiviso “l’ignominia di Cristo e, come Lui, sono perseguitati, oppressi, calunniati, crocifissi, trattati come la spazzatura del mondo” (Dragone).

La Chiesa li glorifica, canonizzandoli e portandoli così come esempio per tutti i propri fedeli, come si suol dire li eleva agli onori degli altari, con la certezza che questa sia la volontà divina, data da speciali poteri di intercessione che Dio concede loro, manifestati in grazie e miracoli (si rimanda ad altre letture per la differenza tra le canonizzazioni pre e post Concilio Vaticano II).

I Santi sono, quindi, quelle figure che ci devono sempre stare davanti come esempio di quel che dobbiamo puntare ad essere, diventando sprone nella nostra vita di fede.

“Studiamoci d’imitare e invocare specialmente i nostri santi protettori e soprattutto la santissima Vergine” (Dragone) e facciamolo quotidianamente.


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