Commento al Catechismo di San Pio X (n.159)

Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: Che significa vita eterna?
Risposta: Vita eterna significa che il premio, come la pena, durerà in eterno, e che la vista di Dio sarà la vera vita e felicità dell’anima, mentre la privazione di Lui sarà la massima infelicità e come una morte eterna.


In questo numero San Pio X vuol far capire che la vera vita è quella che inizia dopo la morte, quando si avrà (per sempre) la visione beatifica di Dio o la Sua privazione.

La vita terrena è solo un passaggio, temporaneo, che serve a preparare l’anima a quella successiva, quella cosiddetta “eterna”, che durerà per sempre. Si dice, infatti, anche che la vita su questa Terra è imperfetta, in quanto non può dare soddisfazione totale all’uomo, che la vivrà sempre in attesa, sempre con una sensazione di qualcosa che manca, sempre con un anelito, più o meno consapevole, verso il trascendente.

L’eternità della vita dopo la morte deve essere anche, e come tale può essere “sfruttato” dagli uomini come deterrente, un continuo promemoria sul rischio di vivere senza Dio, nel peccato. Come sarà eterna la vita, saranno così eterni anche il premio o il castigo.

È inevitabile in questo commento tornare a una specificazione sul termine “eterno”. In questo caso, l’aggettivo è usato, potremmo dire, in modo lato, largo, quasi un’iperbole: si deve infatti intenderlo non nel suo senso reale e perfetto, come tale riferito solo a Dio, ma nel senso di per sempre.

L’eternità, l’eterno, infatti, è ciò “che si estende infinitamente nel tempo, che non ha principio né fine”. Questo sostantivo/aggettivo viene poi anche usato, appunto in senso lato, per ciò “che ha o ha avuto principio ma non avrà fine (…) destinato a durare quanto il mondo” ed anche, come iperbole, “che dura molto tempo” (Treccani, vocabolario online).

È chiaro, dunque, che l’unica vera eternità è solo quella di Dio che, in quanto Essere Perfettissimo, “è sempre stato e sempre sarà” (n. 8) e per questo “è perfettissimo ed esiste necessariamente, e non può avere né principio, né fine. Ciò che esiste senza fine e senza principio è ‘eterno’ ” (Dragone).

Tutto il resto è stato da Lui creato e come tale ha un principio certo della propria esistenza, così che non potrà essere inteso eterno nel senso pieno di “senza principio e senza fine”.

“Solamente Dio è veramente e perfettamente eterno. Le cose materiali, che hanno mutazioni sostanziali, sono misurate nel tempo. Gli Esseri spirituali, come gli Angeli, i quali non hanno mutamenti sostanziali, ma solo accidentali, hanno la loro misura nell’Evo. Anche l’uomo che ha un’anima spirituale e quindi immortale (la fede ci dice che essa si riunirà al corpo) dopo questa vita vivrà nella eternità, ma questa parola non va presa nel senso perfetto con cui si dice di Dio, il quale non solo non avrà mai fine, ma non ha avuto mai principio” (Casali).

Questa distinzione, necessaria, è utile anche a non cadere nell’errore di intendere un’altra iperbole, ossia quando si dice che l’uomo ha in sé la vita eterna, come eternità della natura umana o parità ontologica con Dio.

L’uomo, nella sua vita terrena, tramite la Fede (cfr. Ebrei 11, 1), ha in sé “un inizio della vita eterna, cioè è la vita eterna comunicata in noi come prova di quelle cose che non vediamo ancora. Senza averle ancora vedute, noi sappiamo per mezzo della fede che esse esistono” (Casali).

Solo che in questa vita questo sarà visto in modo non preciso e perfetto (San Paolo dice “quasi in uno specchio o in un enigma”, 1Cor 13, 12). Nella vita eterna, soprattutto i beati nel Paradiso, capiranno in modo chiaro, “faccia a faccia”, “poiché vedremo Dio come Egli è” (1Gv 3, 2).

Si intende, dunque, quell’istinto di una vita eterna, di cose trascendenti, che la Fede ci porta in “dotazione”, ma che dovremo allenare in questa vita e che serviranno da sprone per guadagnarci quella eterna.

Ancora una volta, si può dunque convenire con la riflessione del Dragone, che con molta chiarezza scrive “nessun sacrificio (su questa terra, ndr) sarà proporzionato al fine che ci attende: guadagnare la vita eterna, evitare la morte eterna”.


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