COMMENTO AL CATECHISMO DI SAN PIO X – nn.170-171

Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: Che ci proibisce il primo comandamento?
Risposta: Il primo comandamento ci proibisce l’empietà, la superstizione, l’irreligiosità; inoltre l’apostasia, l’eresia, il dubbio volontario e l’ignoranza colpevole delle verità della Fede

Domanda: Che cos’è empietà?
Risposta: Empietà è il rifiuto a Dio d’ogni culto


La parola empio deriva dal latino impius, composta da in (con accezione negativa: non più) e pius (pio).

Nel senso della religione significa “privo di pietà religiosa, sacrilego” (Treccani vocabolario online). L’empietà è quindi “la qualità di chi è empio” (Treccani cit.).

Se la religione e la fede dispongono il fedele a rendere a Dio il culto dovuto, è evidente che una delle proibizioni del primo Comandamento è proprio quella dell’empietà.

Quando si parla di culto si deve intendere “ogni atto che tende ad attestare l’eccellenza e la sovranità di Dio e la nostra dipendenza da Lui” (Dragone). Si distingue in esterno (gesti e atti manifesti: prostrazioni, genuflessioni) ed interno (preghiere silenziose, pensieri), in pubblico (reso da sacerdoti, ossia da chi, dalla Chiesa, è ordinato a questo compito, in cerimonie e riti pubblici, come la Messa) e privato (ad es. Rosario), in assoluto (riferito direttamente a Dio o a Gesù e a Maria Ss.ma) e relativo (rivolto a qualcosa, quadro, immagine, ma solo per la relazione con chi si vuole onorare).

Il culto a Dio si dice diretto, quello che Lo onora nelle creature più nobili e più vicine a Lui si dice indiretto.

L’empio è dunque “chi rifiuta ogni atto di religione, e non prega, non adora, non ringrazia, non rende propizio Dio, non fa alcun atto per riconoscere la Sua autorità, il Suo dominio e la propria dipendenza da Lui” (Dragone).

È caratteristica spesso associata allo scandalo che crea nel prossimo (in termini generici, un delitto empio; in termini religiosi, un sacrilegio empio: un atto estremamente efferato o violento e scellerato).

In questo, spesso, si ritrova chi cade nell’empietà in fatto di religione, quando volutamente denigra, mette in ridicolo Dio stesso, la fede, i sacerdoti e la Chiesa, quando compie atti blasfemi o anche solo irrispettosi, consapevolmente, proprio con l’intento di creare scandalo, per ideologia o, peggio, per divertimento.

L’aspetto forse più importante delle diversificazioni tra i vari tipi di culto sopra esposte è proprio quello del rapporto inscindibile tra il culto interno e quello esterno .

È inevitabile, infatti, che il secondo sia la diretta manifestazione del primo. Ci si genuflette dinanzi al Santissimo Sacramento in quanto internamente si crede nella presenza reale di Cristo in esso.

Il primo Comandamento ci induce dunque a mantenere forte la nostra fede, a non cadere nell’indifferenza, che scaturisce dall’affievolirsi dell’importanza data al culto di Dio nella nostra vita e per la nostra anima, che a sua volta porta a perdere la stima delle cose sacre e delle pratiche di culto (Messa) e dei sacramenti (Confessione, Comunione). L’indifferenza è l’anticamera dell’empietà.

Ci si deve dunque sforzare ogni giorno nell’accostarsi ad uno degli atti di culto richiesti dal primo Comandamento (devozione, orazione, adorazione, Messa) per mantenere viva in noi la fede e ottenere tramite i sacramenti la forza per combattere ogni tentazione.


Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri


Vuoi aiutarci a far conoscere quanto è bella la Verità Cattolica?

Be the first to comment on "COMMENTO AL CATECHISMO DI SAN PIO X – nn.170-171"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*