COMMENTO DEL CATECHISMO DI SAN PIO X – n.167

Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: Chi trasgredisce i comandamenti di Dio pecca gravemente?
Risposta: Chi deliberatamente trasgredisce anche un solo comandamento di Dio in materia grave,
pecca gravemente contro Dio, e perciò merita l’inferno.


Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo per l’uomo è tutto (Qoelet/Ecclesiaste 12, 13)

Come si può pensare che non ci sia una conseguenza nel trasgredire volutamente e consapevolmente i Comandamenti che Dio ha dato? Perché non ci si stupisce, anzi si ritiene giusto che chi commette un delitto sia punito dalla giustizia umana, ma ci si dovrebbe stupire se questo accade anche per la Legge divina?

È evidente che ci sia una conseguenza, che si “merita l’inferno”, se non si obbedisce alla Legge di Dio. Altrimenti, se così non fosse, a che pro Nostro Signore si sarebbe preso la briga di darcela? Si può davvero immaginare un Dio che dà una legge, ma poi non pretende che sia rispettata?

San Pio X con l’avverbio “deliberatamente” sintetizza in modo chiaro quanto sappiamo sulla reale imputabilità del peccato, ossia che deve esserci materia grave, piena avvertenza e deliberato consenso. La perfettissima Giustizia divina non permetterebbe mai, infatti, di attribuire una pena che non sia dovuta, oltre a differenziare in modo perfetto ogni singola situazione.
In caso di presenza di questi elementi, anche la trasgressione di un solo Comandamento comporta la punibilità, perché si pecca gravemente.

Utile soffermarsi di nuovo sull’esempio di inizio commento: non è esagerazione sostenere che è sufficiente non obbedire ad un solo comandamento per essere in peccato grave, come non lo è per la giustizia umana.
Non è questione di Bontà (che, poi, non è bontà non punire chi lo merita), ma di Giustizia (ossia non trattare in modo uguale chi trasgredisce e chi no).

Non è poi questione di quantità ma di qualità: il punto è non privarsi della grazia di Dio, e questo rischio lo si corre anche con un solo peccato, se grave.

L’esempio di Salomone (1Re 11) che viene severamente rimproverato per un atto di idolatria e quello di Giuda che tradisce Gesù e, probabilmente non era il solo peccato, dato che si pensa rubasse dalla cassa comune, dimostrano come non conta la quantità (un peccato o dieci), ma la qualità (se sia o meno peccato grave).

 “La nostra prima preoccupazione dev’essere quella di osservare tutti e sempre i comandamenti, poiché questo è tutto l’uomo (Eccli 12, 13)”


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