A cura di Pierfrancesco Nardini
Domanda: Quante specie di virtù ci sono?
Risposta: Ci sono due specie di virtù: le virtù naturali che acquistiamo ripetendo atti buoni, come quelle che si dicono morali, e le virtù soprannaturali, che non possiamo acquistare e nemmeno esercitare con le sole nostre forze, ma ci vengono date da Dio, e sono le virtù proprie del cristiano.
San Pio X distingue con chiarezza due ordini di virtù: le naturali e le soprannaturali. È una distinzione fondamentale: mostra, infatti, che l’uomo non è solo un essere morale, ma anche una creatura chiamata ad un destino che supera la natura stessa, soprannaturale appunto.
Le virtù naturali nascono dallo sforzo umano, dalla volontà dell’uomo di aderire a determinati comportamenti. Sono frutto dell’abitudine al bene, dell’esercizio costante della volontà, dell’educazione e della disciplina. Quando una persona si sforza di essere giusta, temperata, prudente o forte, forma in sé un’abitudine virtuosa. Parafrasando Aristotele (Etica Nicomachea, II, 1, 1103a17-26), ciò che facciamo spesso diventa parte di noi. Queste virtù perfezionano l’uomo in quanto uomo, nella sua natura: rendono l’intelligenza più chiara, la volontà più ferma, i comportamenti più retti. È, dunque, un esercizio quotidiano, un allenamento del proprio corpo e della propria mente.
Esiste, poi, anche un secondo ordine, più alto: le virtù soprannaturali. Queste, come ben insegna il Santo di Riese in questo numero, non nascono dallo sforzo umano, bensì dalla grazia divina. Sono, infatti, infuse nell’anima da Dio stesso e ci rendono capaci di agire come figli Suoi. Senza la grazia, l’uomo può compiere il bene naturale, ma il bene soprannaturale è possibile solo con l’aiuto divino. San Tommaso d’Aquino spiega questo concetto affermando che “per agire bene non basta la virtù acquisita, ma è necessaria quella infusa, per mezzo della quale l’uomo partecipa del bene divino” (Summa Theologiae, I-II, q. 63, a. 2).
L’uomo moderno tende a fermarsi alle virtù naturali, spesso confondendole con la perfezione morale. Si parla di “valori”, di “onestà”, di “etica”, ma si dimentica, e a volte -ahinoi- proprio non si sa, che tutto questo, senza Dio, resta incompleto. Si può, infatti, essere onesti, ma non santi; corretti, ma non giusti secondo Dio. Non è di certo una cosa cattiva essere onesti, corretti e moralmente giusti, ma non è quel di più a cui l’uomo deve aspirare. Sant’Agostino al riguardo ammoniva con un paradosso: “le virtù dei pagani sono splendidi vizi” (De civitate Dei, V, 19). Con questa espressione, appunto paradossale, il santo d’Ippona voleva dire le virtù, disgiunte dalla grazia, e quindi dalla carità, rischiano di restare chiuse nell’orgoglio umano. Possono brillare esteriormente, ma mancano della radice che le rende vive: l’amore di Dio.
Non per nulla ci sono uomini e donne che al mondo appaiono esemplari, ma nel chiuso della loro anima e della loro casa hanno vizi pesantissimi.
Gesù stesso, nel Vangelo, mostra la differenza tra la bontà umana e quella divina con una semplicità disarmante: “senza di me non potete far nulla” (Gv 15, 5). Queste parole devono essere però intese bene, non interpretate come un segnale di impotenza dell’uomo che porta fino a giustificare tutto (“tanto se non posso nulla senza di Lui, non mi sforzo: se Cristo deciderà di darmi la grazia lo farò, altrimenti è inutile sforzarsi”). No, queste parole di Nostro Signore non tolgono valore allo sforzo umano, ma lo mettono nel giusto ordine: la grazia non distrugge la natura, ma la perfeziona. L’uomo deve collaborare, ma è Dio che dona la forza e la santifica.
Nel mondo contemporaneo si tende a sostituire la virtù con il sentimento, la costanza con l’emozione, la terapia sacramentale con la psicologia. Si parla di “essere buoni” nel senso più vago del termine, dimenticando, e, ripeto, purtroppo a volte anche non sapendo, che la bontà autentica nasce dalla verità e dall’unione con Dio.
Le virtù naturali sono ancora e sempre possibili, ma senza l’orizzonte soprannaturale diventano fragili, esposte all’egoismo o all’opinione dominante. La società odierna ha urgente bisogno di cristiani che vivano le virtù soprannaturali: non solo persone oneste, ma anime sante; non solo moralmente corrette, ma interiormente trasfigurate dalla grazia. È in questo che si manifesta la vera “vita nuova” in Cristo, che trasforma l’uomo e lo rende testimone del bene eterno.
Si può concludere questo commento con un motto, una sintesi: le virtù naturali rendono l’uomo migliore; le virtù soprannaturali lo rendono cristiano.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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