Commento del Catechismo di san Pio X (n.231)

A cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: Tra le virtù soprannaturali qual è la più eccellente?

Risposta: Tra le virtù soprannaturali la più eccellente è la carità, perché è inseparabile dalla grazia santificante, ci unisce intimamente a Dio e al prossimo, ci muove alla perfetta osservanza della legge e a ogni opera buona, e non cesserà mai: in essa sta la perfezione cristiana.


Quando San Pio X afferma che “tra le virtù soprannaturali la più eccellente è la carità”, non introduce un’idea nuova (non avrebbe potuto), ma ribadisce il nucleo più antico e solido della vita cristiana.

La carità non è un sentimento; non è bontà generica; non è filantropia. È una virtù teologale, cioè un dono soprannaturale, che viene da Dio e ritorna a Dio, e che rende possibile qualcosa che l’uomo, da solo, non potrà mai raggiungere: unirsi realmente al suo Creatore e amare il prossimo per amore di Dio. San Tommaso d’Aquino lo esprime con la sua abituale chiarezza: “La carità è l’amicizia dell’uomo con Dio” (Summa Theologiae, III-II (II-II), q. 23, a. 1). In questa definizione c’è la chiave di tutto.

La carità ci permette di avere un rapporto stabile, personale, reale con il Signore. È per questo che San Pio X la definisce “inseparabile dalla grazia santificante”: laddove c’è la vita di Dio nell’anima, lì la carità vive e cresce.

Il più importante insegnante della carità lo dà san Paolo che dedica ad essa il bellissimo Inno alla carità (1Cor 13), dove in qualche modo esaurisce in modo chiarissimo quel che serve sapere. La descrive come “una via che sorpassa ogni altra (1Cor 12, 31) e nel capitolo 13 evidenzia come potremmo avere tante altre virtù e qualità, ma se non avessimo la carità sarebbe come non avere nulla. “La carità è longanime, la carità è benigna, la carità non è invidiosa, la carità non si vanta, né s’insuperbisce; non rifiuta nessun servizio ai fratelli, non cerca il proprio interesse, non s’irrita; non tien conto del male che riceve; non gode dell’ingiustizia, ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1Cor 13 4-7).

La carità non è, poi, solo la virtù più eccellente: è anche la virtù che dà forma e vita a tutte le altre. Senza carità, anche l’atto più eroico o moralmente impeccabile rimane incompleto (1Cor 1-3). È un monito forte, soprattutto oggi, quando la società confonde il bene con l’efficienza, l’aiuto con la visibilità e l’amore con l’emozione. La carità invece ordina tutta la vita cristiana: illumina le scelte, purifica le intenzioni, rafforza la volontà. È insomma la virtù che ci muove, come dice il Catechismo, “alla perfetta osservanza della legge e a ogni opera buona”. Non perché la legge sia un peso, ma perché chi ama desidera compiacere Dio.

Una caratteristica unica distingue la carità da tutte le altre virtù è che non avrà fine. La fede e la speranza ci accompagneranno solo fino alla soglia dell’eternità, quando vedremo Dio “a faccia a faccia”. Ma la carità -che è comunione con Dio stesso- continuerà in Cielo, per sempre.

Sant’Agostino lo dice in modo semplice e profondo: “Ama e fa’ ciò che vuoi: dalla radice dell’amore non può nascere che il bene” (Commento Prima Lettera di San Giovanni). Questo non è un invito a una morale soggettiva, ma la constatazione che, dove l’amore soprannaturale guida il cuore, l’azione si orienta naturalmente al bene, se la radice della volontà è l’amore divino, allora le azioni saranno volte al bene. È per questo che il santo di Riese in questo numero conclude che “in essa sta la perfezione cristiana”. Non è un ideale irraggiungibile, ma la meta verso cui cammina ogni anima fedele. La carità è il vero amore verso il prossimo, è amare Dio e il prossimo attraverso Lui.

La società attuale ha trasformato la parola “carità” in un termine spesso svuotato o distorto. Si parla di “solidarietà”, “accoglienza”, “tolleranza”, ma quasi mai di amore soprannaturale. Si riduce il bene al sociale, mentre si evita accuratamente di parlare dell’anima. Il cambiamento dei tempi non è sinonimo di miglioramento automatico: anzi, la mentalità contemporanea rischia di sostituire la carità teologale con una versione orizzontale e mondana, priva di riferimento a Dio. Eppure, proprio oggi la carità è più necessaria che mai: perché restituisce all’uomo il suo vero fine e al bene la sua vera misura. Senza Dio, l’amore si riduce a emozione; con Dio, ritorna ad essere virtù. In un mondo che confonde l’amore con il sentimentalismo, San Pio X ci richiama alla radice, ci fa ricordare l’insegnamento di San Paolo: l’amore soprannaturale è un dono, richiede la grazia, implica un ordine e conduce alla verità. È la virtù che non tramonta, perché ci unisce a Dio che non tramonta.


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