Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.100)

Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: I bambini morti senza Battesimo dove vanno?

Risposta: I bambini morti senza Battesimo vanno al Limbo, dove non godono Dio, ma nemmeno soffrono perché, avendo il peccato originale, e quello solo, non meritano il Paradiso, ma neppure l’Inferno e il Purgatorio.


Il Limbo è un luogo reale dove vanno le anime morte con il solo peccato originale. Questa dottrina ha un fondamento, anche se indiretto, nella Rivelazione.

Nostro Signore, infatti, ha detto “chi non rinasce per acqua e Spirito Santo non può entrare nel Regno di Dio” (Gv 3, 5). Questa frase, oltre a certificare la necessità del Battesimo per la salvezza, evidenzia la diversa sorte dei bambini morti senza peccati attuali, ma solo con quello originale.

La perfettissima Giustizia divina non può in alcun modo trattare nella stessa maniera anime con condizioni differenti. L’anima di un bambino piccolissimo, che muore non battezzato, nel giudizio particolare non potrà avere lo stesso destino eterno di un’anima che invece ha peccati attuali. Non potrà, però, nemmeno essere accomunato alle anime in stato di grazia.

Nel Limbo, proprio per la mancanza assoluta di volontà di peccare, le anime avranno solo la pena del danno, ossia l’esclusione dalla visione beatifica di Dio, ma non quella del senso: come risponde San Pio X, “non godono Dio, ma nemmeno soffrono”.

La differenza suddetta è stata spesso confermata dalla Chiesa, come ad esempio da Innocenzo III: “la pena del peccato originale è la mancanza della visione di Dio, mentre la pena del peccato attuale è il tormento dell’Inferno eterno” (Lettera a Imberto di Arles, 1201).

Le anime stanno dunque nel Limbo, “possedendo senza dolore i loro beni naturali” (San Tommaso d’Aquino). Hanno una certa felicità, però solo naturale, perché senza la visione di Dio. D’altronde, uno stato di beatitudine naturale è compatibile con la pena del danno, come insegna anche San Tommaso d’Aquino (De malo 5, 3; Sent, II, d. 33, q. 2, a. 2).

L’esistenza del Limbo è attestata indirettamente dalle citate parole di Cristo e diventa di fede perché insegnata con frequenza dalla Chiesa.

Se non può essere intesa come dottrina direttamente rivelata o infallibilmente definita, di certo è dottrina comune, conclusione teologica. Non certo semplice ipotesi teologica, senza alcuna certezza in merito.

Non credere all’esistenza del Limbo significherebbe non credere a verità rivelate, come la necessità del Battesimo, l’esistenza di Paradiso ed Inferno, la perfezione della Giustizia divina.

I Padri della Chiesa erano unanimi nell’esclusione dei bambini morti senza Battesimo dalla visione beatifica (unica differenza la maggior severità dei latini come reazione all’eresia pelagiana).

S. Agostino scriveva: “se vuoi essere cattolico, non credere, non dire, né insegnare che i bambini morti senza Battesimo possano ottenere la remissione del peccato originale” (De anima et eius origine, lib. III, cap. 9; v. anche Innocenzo I, Epistola 182, c. 5, del 27 gennaio 417).
Dopo la citata lettera di Innocenzo III, il Concilio ecumenico di Lione (1274, ripreso poi da quello di Firenze, 1438-1445) chiariva che le anime di coloro che muoiono in peccato mortale o anche solo in peccato originale vanno agli inferi, dove però avranno pene diverse.
Un ulteriore elemento lo aggiunse Giovanni XXII, chiarendo che “discendono subito nell’Inferno, per essere tuttavia punite con diverse pene e in diversi luoghi” (Lettera agli Armeni, 1321).

Altro pronunciamento importante è quello di Pio VI che dichiarava come “falsa, temeraria, ingiuriosa alle scuole cattoliche” “la dottrina che rigetta come una favola pelagiana quel luogo dell’Inferno (che i fedeli comunemente chiamano Limbo dei fanciulli) nel quale le anime di coloro che muoiono con la sola colpa originale sono puniti con la pena di danno, senza la pena del fuoco” (Auctorem fidei, XXVI).

Inutile continuare un lungo elenco, evidenziamo solo che ancora nel 1951 Pio XII ribadiva che “non vi è altro mezzo (il Battesimo, ndr) per comunicare questa vita al bambino, che non ha ancora l’uso della ragione” (29 ottobre).

Conclude opportunamente il Dragone che “i genitori hanno l’obbligo gravissimo di far amministrare al più presto il Battesimo ai loro neonati, per assicurare loro la felicità soprannaturale del Paradiso, nel caso dovessero morire”.


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