Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.105)

Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: Che cos’è la Chiesa?
Risposta: La Chiesa è la società dei veri cristiani, cioè dei battezzati che professano la fede e la dottrina di Gesù Cristo, partecipano ai Suoi sacramenti e ubbidiscono ai Pastori stabiliti da Lui


Questa risposta di San Pio X è una delle classiche definizioni della Chiesa.

Un’altra classica definizione è quella di San Roberto Bellarmino: “è la società degli uomini uniti dalla professione della vera fede cristiana e dalla partecipazione ai medesimi sacramenti, sotto il governo dei legittimi pastori e principalmente dell’unico vicario di Cristo sulla terra, il Romano Pontefice” ( De Ecc. mil., 2).

Si può anche sintetizzare con Sant’Agostino che “è il popolo fedele sparso per l’universo intero” ( In Psalmos, 149, 2 e 10). Vi sono anche altre note definizioni (ad es. nel n. 105 del Catechismo tridentino, in Libertas (1888) di Leone XIII e nella Mystici corporis (1943) di Pio XII).

Questo numero del Catechismo è utilissimo anche perché, approfondendo le sue parti, si può avere un’idea chiara su molti aspetti importanti della nostra fede.

Intanto il Papa di Riese conferma quanto già evidenziato dal Bellarmino: la Chiesa è a tutti gli effetti una società. Questa (una società) è una “associazione, organizzazione di persone che si riuniscono per cooperare a un fine comune” (Treccani, vocabolario online), sottoposte ad una stessa legge.

Il Dragone spiega che la Chiesa è, quindi, una società “perché comprende: a) una moltitudine d’individui b) sottoposti alla legge di Cristo c) che tendono al fine comune (la salvezza eterna), d) sotto la guida dei pastori legittimi (il Papa e i Vescovi uniti a lui)”.

É soprattutto interessante notare come sia inclusa in questo numero una definizione dei “veri cristiani”. San Pio X, infatti, scrive proprio così, “veri cristiani” e spiega che sono i “battezzati che professano la fede e la dottrina di Gesù Cristo, partecipano ai Suoi sacramenti e ubbidiscono ai Pastori stabiliti da Lui”.

Come per ogni società, quindi, ci sono dei “requisiti” per poter essere nella Chiesa, il primo è ovviamente il Battesimo, senza il quale non si può diventare cristiani. “è l’atto che fa partecipi e membri della società e sottopone all’obbligo di vivere conforme alla fede e alla legge cristiana” (Dragone).

I “veri cristiani”, dopo il Battesimo, devono quindi professare la fede e la dottrina di Gesù e partecipare ai sacramenti.

È, d’altronde, concetto automaticamente accettato per le società umane quello di dover conoscere le leggi, lo statuto, e condividerlo e rispettarlo, avere dei requisiti particolari. Perché non dovrebbe essere così, con le dovute proporzioni, per la Chiesa visto che la sua è Legge divina? Così è naturale ritenere di dover partecipare alle assemblee di una società umana, interessarsi di esservi presenti, sapendo che rientra nei propri doveri, ma anche vantaggi. Allora si pone la stessa domanda: perché non dovrebbe essere altrettanto necessaria la frequentazione della Messa e l’accostarsi ai sacramenti? Anche qui, sempre con le dovute proporzioni, rientra nel dovere del fedele, ma soprattutto nel suo vantaggio, dato che i sacramenti sono i mezzi che Cristo ci ha lasciato per poter salvare la nostra anima e andare in Paradiso. Mezzi di cui il fedele può usufruire solo tramite la Chiesa.

La realtà di quanto sopra è certificata da Gesù stesso, quando dice agli Apostoli “andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28, 19-20).

Alla fine della risposta a questo numero San Pio X insegna qualcosa che ai suoi tempi era ancora lapalissiano, ossia che si deve obbedire “ai Pastori stabiliti da Lui”, Gesù.

Le poche righe di questo commento non permettono di trattare in modo esaustivo questo argomento, per cui nella presente necessaria sintesi si rimanda ad un suo approfondimento.

Era lapalissiano perché, normalmente, come in ogni società, si devono seguire le autorità e questo ancora di più nella Chiesa dove i pastori “comandano e guidano i fedeli in nome e con l’autorità di Gesù Cristo e per la via istituita da Lui” (Dragone). Come gli Apostoli hanno seguito Nostro Signore, così i fedeli devono farlo col Suo vicario ed i vescovi.

Questa è e resta la regola generale. Ed è quella che, in condizioni ordinarie o di fronte a insegnamenti ortodossi, si deve continuare a tenere.

Nella situazione attuale, però, a causa di una profonda crisi nella Chiesa e alle oramai note derive nella stessa, il fedele, memore anche delle parole di San Pietro (Atti 5, 29), è spesso (se non sempre) costretto ad applicare quanto detto da San Vincenzo da Lerino: l’insegnamento della verità non può subire alterazioni, ma quando c’è una contraddizione bisogna seguire la Tradizione, piuttosto che gli insegnamenti in contrasto col Magistero, con “la dottrina di sempre”.

Si noti bene! Questo non è, ovviamente, disobbedire alla Chiesa, alle cariche/istituzioni della gerarchia ecclesiastica in quanto tali (ad es. al Pontificato come istituzione), ma solo una necessaria sorta di “autodifesa” temporanea (!) del fedele di fronte ad insegnamenti dell’attuale gerarchia, quando e finché questi dovessero essere in contrasto con la fede e col Magistero “di sempre”.

Si conclude come spesso nei commenti con una riflessione del Dragone: “Maria santissima, come Madre di Cristo, capo e fondatore della Chiesa, è anche Madre del corpo mistico di Cristo e di tutte le sue membra. Praticamente non è possibile salvarsi senza la devozione alla santissima Vergine”.


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