Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.108)

Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: La Chiesa perché è una?
Risposta: La Chiesa è una perché tutti i suoi membri ebbero, hanno ed avranno sempre unica la fede, il sacrificio, i sacramenti e il capo visibile, il Romano Pontefice, successore di san Pietro, formando tutti un solo corpo, il corpo mistico di Gesù Cristo


Il fedele nel Credo professa che la Chiesa è “una”.

Con questo aggettivo si intende non solo l’essere la sola unica Chiesa di Cristo, ma anche l’unità nella dottrina, nella fede e nei sacramenti.

S. Tommaso d’Aquino trova tre elementi a fondamento dell’unità della Chiesa: la fede comune di tutti i battezzati, la speranza di tutti nella vita eterna, e l’amore comune per Dio e per il prossimo ( Expos. Symbol., a. 9).

La Chiesa è, quindi, unità di “struttura societaria, gerarchica”. È però anche “unità di fede e di dottrina”, che diventa anche unica professione di fede o di Credo (cfr. Rom 10, 10): “in tutti i tempi e luoghi, vi è un’unica fede nella stessa rivelazione e nell’insegnamento di Gesù Cristo, degli apostoli e dei loro successori” (Dragone).

È “unità di carità” tramite i sacramenti, mezzi di santificazione: gli stessi e tutti, da sempre.

È “unità di governo” per il suo unico Capo: invisibile, Gesù, e visibile, il Suo vicario, il Papa.

La Chiesa è anche “unità di comunione”: “questa consiste da un lato nella sottomissione dei membri della Chiesa all’autorità dei vescovi e del Papa (unità di governo o gerarchica), e da un altro lato nell’unione dei membri tra di loro in un’unità sociale mediante la partecipazione al medesimo culto e ai medesimi mezzi di grazia (unità di culto o liturgica)” (L. Ott, Compendio di teologia dogmatica).

È, d’altronde, logico che una società abbia uno stesso capo per tutti i suoi membri, così come la stessa legge e gli stessi mezzi.

È verità di fede che Gesù abbia fondato una sola Chiesa (cfr. Satis cognitum, Leone XIII).

La Chiesa è voluta una da Lui. Lo fa capire, ad esempio, quando dice che “vi sarà un solo gregge e un solo pastore” (Gv 10, 16). Con questa frase mette in chiaro che la Chiesa da Lui fondata sarà una sola, sempre quella, e che avrà un capo unico. Con la premessa della frase precedente (“Io ho anche delle altre pecore che non sono di questo ovile; anche quelle io devo raccogliere, ed esse ascolteranno la mia voce”), inoltre, si comprende anche come Nostro Signore voglia tutti nella Sua Chiesa, unica e sola.

L’importanza dell’unità è sottolineata da S. Tommaso quando evidenzia che rimanere uniti alla Chiesa cattolica è condizione necessaria per la salvezza ( Expos. symbol., a. 9)

“La sola Chiesa Cattolica Romana ha potuto conservare, attraverso tanti secoli, questa salda unità e stabilità nonostante sia sparsa in tutto il mondo, coi caratteri e mentalità di popoli tanto diversi, colla oscurità dei suoi dogmi pieni di misteri, colle difficoltà di una legge morale in contrasto colle passioni umane” (Casali).

Dopo il Concilio Vaticano II, la questione dell’unità della Chiesa è diventata molto attuale, dato che si è iniziato a parlarne come se la detta unità non ci fosse, vista la separazione del Protestantesimo e della Chiesa ortodossa.

Nel Concilio venne emanato il decreto Unitatis redintegratio , che già dal titolo rende l’idea di un’unità non esistente ma ancora da raggiungere. Il concetto che ne viene fuori, insomma, è quello di una Chiesa di Cristo da riunire, con l’unione delle chiese separate (e non con il ritorno di queste nella Chiesa cattolica).

Ciò è in contrasto con quanto da sempre affermato dalla Chiesa cattolica, ossia che la Chiesa di Cristo è quella cattolica e che in essa c’è già l’unità. È insegnamento costante nei secoli, fino a ridosso dell’ultimo Concilio (Cfr. Mortalium animos di Pio XI; Pio XII, Mystici corporis: “Rientrino nella cattolica unità e tutti uniti a Noi nell’unica compagine del corpo di Gesù Cristo, vengano con Noi all’unico Capo nella società di un gloriosissimo amore. Senza mai interrompere di pregare lo Spirito dell’amore e della verità, Noi li aspettiamo con le braccia aperte, non come estranei, ma quali figli che entrano nella loro stessa casa paterna»).

Ritornando all’esempio di una società umana, è normale ritenere che questa non perde la sua identità se alcuni membri se ne distaccano. La società X rimane sempre società X, anche se alcuni se ne separano. La diminuzione numerica dei membri non incide sulla società, non la cambia in società X-Y.

Così, la Chiesa cattolica rimane l’unica Chiesa di Cristo in cui c’è sempre l’unità da Lui voluta.

La separazione di membri in Chiesa ortodossa e Protestantesimo non rompe l’unità, non toglie alla Chiesa cattolica la qualità di “una”. É solamente una diminuzione numerica di fedeli. Non è la quantità a fare l’unità.

Questo è tanto vero che comunque, nonostante il Concilio Vaticano II e Unitatis redintegratio, i fedeli continuano anche oggi a professare nel Credo che la Chiesa è “una”.

Anche Benedetto XVI aveva confermato che “l’unità, l’indivisibilità e l’indistruttibilità della Chiesa di Cristo non vengono annullate dalle separazioni e divisioni dei cristiani”.

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