Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.109)

Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: La Chiesa perché è santa?

Risposta: La Chiesa è santa perché santi sono stati Gesù Cristo suo capo invisibile, e lo Spirito che la vivifica; perché in lei sono santi la dottrina, il sacrificio e i sacramenti, e tutti sono chiamati a santificarsi; e perché molti realmente furono santi e sono e saranno.


Il secondo aggettivo che il fedele recita nel Credo relativamente alla Chiesa è “santa”.

Per “santo” si intende generalmente chi vive e muore in grazia di Dio, ossia vive il più possibile lontano dal peccato, ma soprattutto chi si è distinto nella sua vita terrena per l’esercizio delle virtù cristiane, come si dice, “in forma eroica”, in modo evidente e riconosciuto dalla Chiesa.

Relativamente alla Chiesa, ovviamente, la santità viene intesa in senso “ontologico” : la sua santità dipende soprattutto da Chi l’ha fondata e dai mezzi che le sono stati dati. La Chiesa ha “un’esimia santità ed un’inesauribile fecondità in ogni sorta di bene” (Concilio Vaticano I; cfr. anche la Mystici corporis di Pio XII).

Come spiega San Pio X, infatti, la Chiesa è santa perché il suo Fondatore, Gesù, è il Santo dei santi (cfr. Ef 5, 25). In quanto Dio, Lui è il concetto stesso di santità, è la santità perfettissima, anche come Uomo (ha la santità piena). Dato che è Lui il capo della Chiesa (il Papa è solo il capo visibile, ossia il Suo Vicario), la avvolge con la Sua santità.

È poi ovviamente santo anche lo Spirito Santo (lo dice anche il nome), in quanto anch’Esso Dio, ma anche perché inviato da Nostro Signore (Gv 14, 26) a proteggere e vivificare la Sua Chiesa.

La conseguenza della santità del Fondatore è che sono santi anche la dottrina, il Sacrificio e i sacramenti. Per la dottrina, Gesù spiega che è insegnamento dato direttamente dal Padre (Gv 12, 49-50). È comunque un insegnamento che è rivelato dal Figlio, Dio Lui stesso: non può esserci nulla di più perfetto e santo. “È santa per la sua Legge che comanda cose sublimi, le quali indirizzano verso il fine ultimo dell’uomo” (Casali). Per il Sacrificio e i sacramenti, si nota che non senza motivo sono detti mezzi di santificazione: “non solo raffigurano la causa della santità, cioè la grazia santificante, ma significandola la comunicano” (Dragone).

Della Chiesa è santo anche il fine, che è dato da Gesù: la salvezza delle anime.

La santità riguarda anche i suoi membri, seppur con delle eccezioni, purtroppo molto spesso numerose: quelle dei peccatori.

“Tutti sono chiamati a santificarsi”, dice San Pio X.

Come appena scritto, lo scopo della Chiesa è la salvezza di tutte le anime.

Sempre nella risposta a questo numero leggiamo che “molti realmente furono santi e sono e saranno”. Se si pensa alla storia della Chiesa, in effetti, non si può non ammettere che ci sono stati numerosissimi casi di santità “in forma eroica”, che la Chiesa propone come modelli per i fedeli. Basti pensare a tutte le devozioni particolari che sono sorte nel mondo intorno a tanti santi. Non si possono poi conoscere tutte le storie di santità ordinaria, ossia di tutte quelle tantissime persone (di certo molte più dei santi canonizzati) che son sante perché hanno vissuto la vita in stato di grazia e in quello stato sono morte.

In generale, quindi, si può convenire col Dragone quando sintetizza che “la Chiesa è come un albero santo, che deve necessariamente produrre frutti di vera santità. Coloro che credono con fede profonda alla dottrina santa di Gesù Cristo, e con l’aiuto della sua grazia, ottenuta per mezzo dei sacramenti e della preghiera osservano la divina legge e obbediscono ai Pastori legittimi della Chiesa, raggiungono veramente la santità eroica dei veri santi”.

È, inoltre, solo la Chiesa cattolica che può presentare tutte questi elementi di santità.

Quando si parla di santità della Chiesa, la si confonde spesso con l’impeccabilità, con la necessità cioè che non ci siano in essa peccatori. In questo modo però si giunge, evidentemente, alla conclusione che la Chiesa non è santa.

È, però, di fede che “alla Chiesa appartengono non solo membri santi, ma anche peccatori”(L. Ott, Compendio di teologia dogmatica). Questo è tra l’altro normale, oltre che di fede.

La bontà di una società o, con un paragone più ristretto, di una famiglia non la si giudica solo per l’assenza di persone che commettono errori o azioni cattive. Per lo stesso motivo non si può giudicare non santa la Chiesa solo perché al suo interno c’è chi pecca, anche, purtroppo, nella sua gerarchia.

L’uomo, col peccato originale, ha dentro sé una ferita indelebile, che si trasmette a tutti con la nascita, e rende complicato, se non a volte impossibile, non cadere, non peccare.

La caduta nel peccato è stata contemplata dallo stesso Gesù, che, in quanto onnisciente, conosceva tutto, anche del futuro, e non a caso diede agli uomini il sacramento della Confessione. Sapeva che gli uomini erano caduti e lo avrebbero continuato a fare.

La santità, insomma, non è non peccare mai. Non può essere una questione di bianco o nero, di non cadere mai o cadere. Non sarebbe nemmeno realistico, dato che il numero di fedeli nel mondo e nella storia della Chiesa è incalcolabile: anche solo per la legge dei grandi numeri qualcuno che cade capita. O si pensa che Dio per rendere santa la Sua Chiesa dovesse fare in modo che di certo non sarebbe mai caduto nessun membro? In tal caso in contrasto con il libero arbitrio…

In sintesi, quindi, “dalla santità della Chiesa non deriva che cessino di appartenervi i colpevoli di peccati gravi, come affermarono in antico i novaziani e i donatisti” (L. Ott, op. cit.). Questo è evidente anche dall’insegnamento di Cristo, il Quale insegna che nella Sua Chiesa convivono i buoni e i cattivi (cfr. ad esempio Mt 13, 24-30; Mt 13, 47-50; Mt 25, 1-13). Si nota anche nell’insegnamento degli Apostoli e di San Paolo (cfr. 1Cor 2, 18; 2Cor 12, 20) e la Chiesa lo ha sempre ribadito, come ad esempio con Clemente XI e Pio VI, fino ai giorni nostri con Pio XII nella Mystici corporis.

Rimaniamo sempre in compagnia di Maria Ss.ma, Immacolata Concezione, per rimanere in stato di grazia e così vivere come santi nel Paradiso.

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