Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.130)

Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: Chi sono gli scomunicati?

Risposta: Gli scomunicati sono i battezzati esclusi per colpe gravissime dalla comunione della Chiesa, affinché non pervertano gli altri e siano puniti e corretti con questo estremo rimedio.


La scomunica è la sanzione penale che la Chiesa ha il “diritto nativo” (CIC, can. 1311) di infliggere a chi commette colpe gravissime. Le scomuniche sono considerate “pene medicinali o censure” (CIC, can. 1312, §1): lo scopo delle pene ecclesiastiche infatti è quello di essere una medicina per l’anima, i battezzati devono essere “corretti con questo estremo rimedio” (come spiega San Pio X).

Altro scopo della scomunica è quella di preservare gli altri battezzati che fanno parte della comunità. Le scomuniche vengono comminate “affinché non pervertano gli altri”.

Un esempio molto calzante è quello che fa il Dragone nel suo commento a questo numero: “Quando un membro del nostro organismo è irrimediabilmente infetto, viene amputato, perché non comunichi l’infezione alle altre membra. Quando un membro della Chiesa si rende colpevole di peccati gravissimi e pubblici (…) la Chiesa taglia dal suo corpo il membro indegno, per preservare le membra sane dal contagio, per punire l’indegno e per indurlo a penitenza”.

La gravità della scomunica si nota dalla gravità dei peccati che con essa vengono colpiti: ad esempio l’eresia, con cui si incorre “nella scomunica latae sententiae” (v. CIC, can. 1364, § 1, anche il CJC pianobenedettino (1917), can. 2314, § I), o l’apostasia.

Lo scomunicato, come dice la parola stessa, è fuori dalla comunità, dalla comunione e verrà riconciliato con la Chiesa, ovviamente, solo in caso di assoluzione.

La regola vale di certo per chi viene scomunicato formalmente e pubblicamente, i cosiddetti vitandi (cioè da evitare), mentre è dibattuta, ma probabilmente accettata, la tesi che chi non lo è formalmente o ipso facto, ha ancora un qualche legame con la Chiesa.

“L’opinione sostenuta da alcuni teologi (…) che anche gli scomunicati vitandi rimangono membri della Chiesa è inconciliabile con l’insegnamento dell’enciclica Mystici corporis: questa infatti parla espressamente di coloro, che per gravissime colpe commesse furono separati dal Corpo della Chiesa dalla legittima autorità” (L. Ott, Compendio di teologia dogmatica).

Ci sono determinati tipi di peccati che possono essere assolti solo dal Vescovo, come ad esempio quello dell’aborto, con conseguente necessità che da lui sia tolta anche la scomunica (da poco però è stata eliminata questa necessità, ufficialmente per motivi di maggior facilità nel pentirsi di quel grave peccato, ma con effetti pericolosi sulla percezione dei fedeli della suddetta gravità).

Come detto, è dunque chiaro il fine della scomunica, quello che la Chiesa vuole ottenere con questo mezzo sin dalle sue origini: correggere i peccatori e tutelare il resto della comunità.

Non è assolutamente un uso autoritario del potere, una crudeltà o una discriminazione, come alcuni tendono ad accusare, sulla base di un concetto solo umano della Chiesa.

Lo stesso termine usato per indicare gli scomunicati formali, ossia vitandi (da evitare), non è una cattiveria e una mancanza di rispetto (solo umano): è invece anch’esso un modo per correggere e tutelare.

La durezza di alcune espressioni è necessaria per rendere in modo chiaro l’idea della gravità di alcuni comportamenti e di alcuni modi di pensare. Un linguaggio blando e non duro non attirerebbe l’attenzione degli uomini, non sembrerebbe loro qualcosa di diverso da quel che si sente quotidianamente nella vita, soprattutto ai nostri giorni.

Con l’uso di queste espressioni, invece, si riesce a mettere sull’avviso i fedeli e, quindi, correggere e tutelare. Correggere il peccatore, che in questo modo si rende conto della gravità della sua condotta, non solo per le parole, ma anche per gli effetti. Tutelare gli altri fedeli della comunità, che, nel sentire alcune parole o nel vedere gli effetti di quelle condotte, sono edotti ancora una volta della loro gravità e ne sono tenuti lontani.

Come per tutti i numeri precedenti, vale anche per lo scomunicato che può rientrare nella comunione dei santi in qualsiasi momento, con il pentimento e la Confessione.

Si deve quindi sempre pregare per gli scomunicati, così come per tutti coloro che sono fuori dalla comunione dei santi, affinché vi rientrino. “Come in una famiglia si piange e si prega per il ritorno di un figlio traviato che fu cacciato di casa, così dobbiamo pregare, soffrire e lavorare per la conversione degli scomunicati” (Dragone).

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