Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.142)

Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: Di quante specie è il peccato attale?
Risposta: Il peccato attuale è di due specie: mortale e veniale.


Nel corso dei passati commenti si è spesso ripetuto il concetto della perfezione di Dio nella Sua giustizia (ricompresa nella Sua assoluta perfezione).

Anche la differenziazione tra i peccati è un’esempio di questo: permette, infatti, di non attribuire uno stesso premio o una stessa pena a due situazioni differenti. L’onniscienza divina conosce tutte le minime sfumature e differenze (anche dei pensieri più reconditi), cosa che invece non può la giustizia umana.

La prima differenza è quella generale, che si basa sulla gravità del peccato: mortale e veniale.

La differenza, oltre che nella gravità dell’atto, sta anche nella conseguenza: il peccato mortale, infatti, sempre se non emendato con la Confessione, porta alla dannazione eterna, all’Inferno; il peccato veniale no.

Anche il peccato veniale ha delle conseguenze, ovviamente, ma, sempre per la perfezione divina in ogni cosa, le sue conseguenze saranno rapportate alla sua gravità.

La differenza tra i due tipi di peccato sta anche nelle modalità di emendarsene: solo la Confessione per il peccato mortale, mentre sono sufficienti, ad esempio, anche solo il dolore sincero o un segno di Croce con acqua benedetta o il prendere la Comunione per quello veniale.

Il Dragone fa riflettere che “per quanto possa sembrare leggero, il peccato non deve mai essere commesso, perché è offesa di Dio”.

Una considerazione può concludere il commento di questo numero: non si deve cadere nell’errore di illudersi, per la minor gravità dei peccati veniali, della loro innocuità.

Il peccato è sempre peccato e la leggerezza di alcuni peccati è solo un’illusione portata da mancata conoscenza del peccato e, probabilmente, anche dalle tentazioni del nemico.

Nessun peccato non ha peso specifico, tutti in qualche modo incidono sulla nostra anima. È, infatti, insegnamento costante della Chiesa (Papi e Santi) che l’accumularsi di peccati veniali, il mantenerli addosso e il continuare a commetterli, se non è pericoloso in sé, perché da soli non portano all’Inferno, diventa però temerario, in quanto abituano l’anima al peccato. Inoltre indeboliscono la reattività a riconoscere le tentazioni e al liberarsi dai peccati, così da incidere anche nella capacità di evitare quelli più gravi.


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