Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.98)

Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: Di che cosa ci giudicherà Gesù Cristo?

Risposta: Gesù Cristo ci giudicherà del bene e del male operato in vita,
anche dei pensieri e delle omissioni


Nostro Signore Gesù Cristo è vero Giudice, ha acquisito questo diritto con il Suo Preziosissimo Sangue sulla Croce. Su questo non ci deve esser dubbio, così come non ce ne deve essere sul fatto, già ribadito, che non è Lui che crea una ricompensa o una pena ex novo per ogni anima, perché ogni anima si presenterà davanti a Lui già con la propria sorte eterna definita dal comportamento avuto in vita. Cristo è un Giudice che si limiterà ad accertare, a constatare lo stato di grazia o meno di ogni anima. Sarà in un certo senso “costretto” a destinare molte anime all’Inferno…

Decadono dunque le eventuali accuse di un Dio sadico che gode nel condannare. Risalta semmai quanto possa “soffrire” (le virgolette sono d’obbligo) per ogni anima che va all’Inferno, dato che le vorrebbe tutte vicino a Lui.

La premessa era necessaria, seppur ripetitiva rispetto ad altri commenti, perché non solo repetita iuvant, ma anche perché permette di comprendere ancora meglio il significato della risposta di San Pio X a questo numero, quando scrive che “Gesù Cristo ci giudicherà”.

In questo numero si anticipa in parte quel che si dirà quando si parlerà del peccato: l’uomo è responsabile solo “di quegli atti che facciamo come esseri intelligenti e liberi, cioè con la conoscenza della mente e il consenso della volontà” (Dragone). È quel che si dice “piena avvertenza” e “deliberato consenso”.

Al n. 140 leggeremo che “il peccato attuale è quello che si commette volontariamente da chi ha l’uso della ragione”.
Ciò che si fa senza conoscerne la gravità (sempre se l’ignoranza è giustificata) o senza volerlo (ad esempio nel sonno) non può essere addebitato. Come più volte ripetuto e più volte si ripeterà, Dio è Giustizia perfettissima e non permette che venga attribuito nulla di più o di meno di quel che spetta.

Come vedremo, quel che contribuirà a definire la nostra vita eterna sarà tutto quel che ci riguarda, non solo i comportamenti esteriori, che, in fondo, sono solo l’espressione di quel che si pensa e si vuole. Il “bene e il male operato in vita” sarà composto, quindi, anche da pensieri e omissioni (v. n. 141 presente Catechismo).

L’omissione è genericamente il non fare qualcosa che si aveva obbligo di fare, in particolare riguardo al rispetto della Legge divina ed alla difesa della fede. Si comprende quindi il motivo per cui sono comprese nel giudizio. Ovvia e scontata è l’inclusione in questo giudizio anche dei pensieri: questi sono la parte iniziale di ogni nostra azione, ma, soprattutto, anche se non messi in atto, son comunque qualcosa che incide su di noi, sui nostri sentimenti, sui nostri comportamenti.

Dio è onnisciente. In questa sua perfettissima virtù è compresa la capacità di vedere dentro ogni uomo, sapere già prima della sua nascita cosa farà, conoscere anche i più reconditi pensieri.
Si è responsabili e se ne verrà giudicati, ad esempio, anche se solo si pensano cattiverie verso un’altra persona, pur rimanendo esteriormente con questa gentili, disponibili ed educati.

Non per nulla Gesù ci ha insegnato, e dato l’obbligo, di amare i nemici e pregare per loro.

La Chiesa aiuta il fedele nel comprende questo, nella Confessione ricordando quali possono essere le “fonti” di un eventuale peccato, ma anche nella liturgia, facendo pregare il Confiteor.

Se si è a conoscenza di questo aspetto, si avrà maggior possibilità di resistere alle tentazioni e rimanere in stato di grazia: si starebbe di certo molto più attenti anche a cose, come i pensieri e le omissioni. Si eviteranno, ad esempio, determinati pensieri, che prima erano normali.

“Se ricordassimo più spesso che saremo giudicati di tutto quello che pensiamo, vogliamo, diciamo, operiamo o che non facciamo trascurando il dovere, saremmo assai più attenti a evitare il peccato e praticare le virtù” (Dragone)

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