Che dire dinanzi al dolore di un padre o di una madre che sa di dover morire e lasciare i propri figli, forse ancora piccoli? La risposta, anche dinanzi ad una situazione simile e così tragicamente toccante, il Cristianesimo ce l’ha. In Paradiso i padri non smetteranno di fare i padri e così anche le madri. Essi continueranno a guidare con la loro preghiera. Un’ingenua consolazione? No. Una decisiva bellezza.
Ciò si spiega con il fatto che in Paradiso si amerà tutti in Dio, ma permarranno comunque i legami parentali e gli affetti costruiti in vita. Nella concezione cristiana il rapporto tra l’aldiqua e l’adilà non è un rapporto di equivocità, cioè di totale dissomiglianza, bensì di analogia. Dunque, se è vero che la vita ultraterrena non sarà uguale a quella terrena, è pur vero che non sarà nemmeno totalmente diversa.
John Reuel Tolkien (1888-1973), l’autore di quel grande capolavoro che è Il Signore degli Anelli, da convinto cattolico qual era, scrive in La realtà in trasparenza: Il legame tra padre e figlio non è costituito solo dalla consanguineità: ci deve essere un po’ di ‘Aeternitas’. Esiste un posto chiamato Paradiso dove le opere buone iniziate qui possono essere portate a termine; e dove le storie non scritte e le speranze incompiute possono trovare un seguito.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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