LA SAGGEZZA POPOLARE – “Chi si appoggia a un buon albero, viene coperto da una buona ombra“ (proverbio spagnolo)

Rubrica a cura di Corrado Gnerre


Il popolo è ben altra cosa rispetto alla massa. La massa è qualcosa d’informe, che, pertanto, si lascia facilmente plasmare. Il popolo no. Esso ha una sua identità, una sua storia, delle radici. Ha un vissuto che gli permette di giudicare con buon senso il reale. E questo lo conforta di un’eredità: la saggezza. Certo, i popoli non sono uguali; perché le culture non sono uguali. C’è chi ha conquistato il Vero. Chi lo ha atteso. Chi lo ha rifiutato. Chi se ne è allontanato. Ma al di là di questo, ciò che è di natura percepisce il senso delle cose e il mistero del vivere. E, proprio perché Dio ha fatto sì che la natura fosse predisposta all’accoglienza della Grazia, non c’è buon senso popolare che non manifesta questo desiderio; al di là di ciò che la Storia dei singoli popoli partorisce. Ecco perché si può capire l’unicità e la bellezza della Verità Cattolica anche attraverso il buon senso di tutti i popoli. 


Appoggiarsi può essere una necessità di alcuni momenti. Per esempio, quando si è camminato molto e le gambe sono stanche, la schiena duole e le energie sembrano essere ridotte, il desiderio di sedersi s’impone. Oppure un bell’albero su cui appoggiarsi, godendo anche della sua frescura, sarebbe una provvidenziale soluzione.

Ma siamo davvero convinti che il desiderio di appoggiarsi sia solo la sensazione di alcuni momenti e situazioni? Pensarlo sarebbe sciocco. O meglio: sarebbe addirittura folle, perché andrebbe a negare la realtà così come essa è.

L’uomo ha sempre bisogno di appoggiarsi.

La sua vita non è solo un camminare fisico, non è solo un dover tendere i muscoli delle proprie gambe, tirare il fiato, respirare la brina invernale o patire l’afa estiva. No, la vita dell’uomo è soprattutto un procedere che non è solo fisico. Anzi: non è soprattutto fisico.

Anche quando non si devono tendere i muscoli delle gambe, anche quando non si deve tirare il fiato, anche quando non si deve respirare la brina invernale o patire l’afa estiva, ci sono sempre altre fatiche, altre tensioni, altre …oppressioni. C’è il cammino della vita, con le sue prove, le sue croci, le sue interiori e più profonde fatiche.

Ed ecco perché la ricerca di un albero su cui appoggiarsi durante il cammino non è ricerca sporadica, ma una costante. Anzi: un dolce, costante, assillo.

Un albero grande, robusto, che non si pieghi al nostro peso; anzi: che possa alleggerirci del nostro peso.

Un albero le cui fronde siano grandi, cioè capaci di donarci l’opportuna frescura se il sole sta picchiando troppo.

Un albero così …è il desiderio del nostro camminare.

Un albero così …andrebbe scritto con la “A” maiuscola.

Un Albero così …è Dio!


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