Perché i bambini sono più sensibili alla Bellezza rispetto agli adulti?

Un recente studio (clicca qui), condotto da ricercatori dell’Università di Grenoble-Alpes in Francia, avrebbe attestato che il senso della bellezza non apparterrebbe solo agli adulti, ma emergerebbe già nei primi mesi di vita per poi affinarsi con il tempo, ovvero con lo sviluppo delle funzioni cognitive.

Ci permettiamo nel merito di fare un’osservazione, che ovviamente non riguarda la ricerca in sé né tantomeno i risultati ottenuti, quanto la sorpresa che avrebbe suscitato tale ricerca e soprattutto la convinzione a monte secondo cui la sensibilità alla Bellezza venga fuori esclusivamente con lo sviluppo delle capacità congnitive. Sottolineamo “esclusivamente” perchè è evidente che le capacità cognitive svolgano un ruolo importante per riconoscere, anche argomentativamente, la categoria della Bellezza. 

Il punto, però, è un altro, ovvero che non solo non è vero che il bambino tenderebbe naturalmente ad essere insensibile nei confronti della Bellezza, ma è addirittura il contrario. Il bambino, anche se non può ancora esercitare un riconoscimento intellettuale del Bello, coglie più rapidamente dell’adulto la Bellezza, arrivando, il che è interessantissimo, ad unificare la Bellezza con il piacere e, di converso, la Bruttezza con il disagio. Classico è l’esempio che solitamente si fa in questi casi, quando cioè il bambino tende linguisticamente a confondersi. Per esempio: la pappa non-buona la definisce anche brutta oppure la pappa buona la definisce anche bella. Insomma, il bambino tende ad unificare il buono con il bello e il cattivo con il brutto; ed è per questo che nelle raffigurazioni delle fiabe tradizionali si tende a rappresentare bello il personaggio buono e brutto il personaggio cattivo.

Perché questo? Riteniamo per due motivi:

  • Primo: perchè il bambino ha una capacità di meravigliarsi molto maggiore rispetto all’adulto. Ciò lo porta ad una sensibilità più spiccata per scegliere il bello e rifiutare il brutto. 
  • Secondo (e qui il discorso si fa più specificamente teologico) perché il bambino è pieno di purezza; una purezza che rende cristallino il suo sguardo e così da condurlo del tutto naturalmente a riconoscere il Bello e a distinguerlo dal Brutto.

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