1.C’è un paradosso che solitamente non colpisce l’attenzione, ovvero che mentre l’Amore alla Tradizione scaturisce dal desiderio di conservare, il Progressismo scaturisce invece dal desiderio di durare. Paradosso, perché sembra che sia proprio degli amanti della Tradizione fare in modo che le cose possano non solo essere conservate, ma anche che possano durare.
2.Il Progressismo è l’esito di una convinzione di tipo storicista, per cui nulla ci sarebbe fuori la Storia. Questa non sarebbe indirizzata al raggiungimento di un fine che la “chiuderà”. Da qui anche il rifiuto di un fine che faccia sfociare il tempo nell’eternità. Piuttosto è il concetto di eternità che deve essere trasferito nel tempo, per far sì che tempo ed eternità possano coincidere. Nel progressismo la Storia diventa l’Eterno, ma un Eterno che paradossalmente deve trasformarsi in un continuo divenire senza fine e senza fini. Da qui il desiderio di semplicemente durare, di durare nel suo continuo cambiamento.
3.L’Amore alla Tradizione, rifiuta lo Storicismo. La Storia, pur essendo importante, è un divenire che ha uno scopo. Essa (la Storia), indipendentemente dalle sue contraddizioni e dalle sue variabili che dipenderanno dalla libertà degli uomini, non procederà ineluttabilmente, bensì si risolverà chiudendosi alle porte dell’Eternità. E non sarà l’eternità a trasferirsi nel tempo, bensì il contrario: il tempo troverà dimora nell’eternità. Da qui il desiderio di conservare. Conservare tutto il Vero, il Buono e il Bello, perchè non vadano persi e così ritrovarli definitivamente scolpiti nell’eternità.
4.In Diario di un curato di campagna, Georges Bernanos (1888-1948) fa dire al giovane curato: “Noi conserviamo, conserviamo per salvare, ecco quello che il mondo non vuole comprendere, perché chiede solo di durare. Ora, non ci si può accontentare di durare“.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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