SOSTA: Perché giocare è naturale ed è perfettamente conforme alla Verità Cattolica?

C’è un proverbio romagnolo che dice così: “E’ quando si diventa vecchi che si smette di giocare o quando si smette di giocare che si diventa vecchi?” La risposta in realtà è duplice nel senso che, in un certo qual modo, è vera tanto la convinzione secondo cui la vecchiaia impedisce il gioco quanto che il non saper giocare più, fa invecchiare. Per capire perché sono vere entrambe le risposte dobbiamo chiederci: cos’è il gioco?

Il gioco è una dimensione fondamentale dell’esperienza umana. Il pensatore Johan Huizinga (1872-1945)  parlava dell’uomo come “homo ludens“, intendendo il gioco come una dimensione naturale e costitutiva dell’uomo.

Nell’ esperienza ludica ci sono quattro dimensioni fondamentali:

  • la libertà: nel gioco non c’è costrizione
  • la forma: nel gioco non c’è fluidità, perchè esso impone delle regole
  • la cratività: il gioco richiede che qualcuno in un certo qual modo lo crei
  • la serietà paradossale: nel gioco da una parte si ha la consapevolezza della finzione (una delle spressioni tipiche che dicono i bambini è “facciamo finta che…“) dall’altra si vive quella finzione seriamente come se fosse una situazione vera.

Il gioco, dunque, è quella capacità di utilizzare l’agire non per annullare il reale ma per poterne penetrare il Mistero è sublimarlo. Possiamo dire così: il gioco fa nel campo dell’agire ciò che il genere fantastico fa nel campo dell’immaginazione intellettuale. Entrambi servono a capire in profindità il reale, ma non a stravolgerlo.

Da qui si capiscono tre cose importanti:

  • La prima: il gioco (così come afferma Huizinga) è una dimensione naturale e costitutiva dell’umano, perché l’uomo non può fare a meno di scorgere il mistero e la bellezza del reale.
  • La seconda: al gioco siano più predisposti i bambini. Sono loro, infatti, a riuscire più facilmente ad esercitare lo stupore dinanzi al reale: “Se non diventerte come bambini, non potrete entrare nel Regno dei Cieli” (Matteo 18).
  • La terza: la Verità cattolica riconosce l’importanza del gioco…un’importanza sul piano antropologico e anche su quello esistenziale. Anzi, a riguardo al piano esistenziale, è bene ricordare un episodio riportato da Giovanni Cassiano (360-435):

Si racconta che un giorno un cacciatore trovò san Giovanni ormai molto anziano mentre si stava distraendo con un piccolo animale domestico (in alcune versioni una pernice) e scherzava serenamente con i suoi discepoli. Il cacciatore ne rimase stupito e pensò che un uomo così santo avrebbe dovuto dedicarsi continuamente alla preghiera e alle cose spirituali.

Giovanni allora gli domandò: “Perché il tuo arco non è sempre teso?”

Il cacciatore rispose: “Perché, se lo tenessi continuamente teso, perderebbe la sua elasticità e, quando ne avessi bisogno, non sarebbe più in grado di scagliare la freccia”.

Allora il santo concluse: “Così è anche per l’animo dell’uomo. Se fosse continuamente sotto tensione, senza mai concedersi un momento di sereno riposo, finirebbe per spezzarsi. Per questo è opportuno, di tanto in tanto, concedere un onesto sollievo allo spirito, affinché possa poi tornare con maggior vigore alle opere di Dio”.


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1 Comment on "SOSTA: Perché giocare è naturale ed è perfettamente conforme alla Verità Cattolica?"

  1. Giovanni Di Guglielmo | 4 Luglio 2026 at 12:15 | Rispondi

    Molto bello! Possiamo allora definirci credenti, cattolici e…giocatori!

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