Spesso non ci soffermiamo a capire quanto la santità non sia solo ciò che ontologicamente valga di più e per cui spendere tutto se stessi, ma che è anche il più grande miracolo che possa esistere. Un miracolo morale, ma un miracolo.
Per capire quanto ciò sia vero dobbiamo leggere queste belle e precise parole scritte da un teologo contemporaneo, morto in concetto di santità, il padre Antonio Maria Di Monda (1917-2007) nel suo La sfida della santità (Roma 2002):
La santità è un vero e proprio miracolo morale. (…) il più grande in assoluto! perché? (…) il valore e la misura di un miracolo si deduce, soprattutto, da un elemento base: e cioè che, in tutti gli altri miracoli (risurrezioni di morti, cambiamenti di acqua in vino o moltiplicazioni di pani, previsioni del futuro, dono della scienza, guarigioni istantanee, ecc.) Dio sospende e piega al suo volere delle leggi che non possono reagire ed opporsi alla potenza infinita. Nel miracolo della santità, invece, Dio ha a che fare con la libertà della creatura, quella libertà che, in definitiva, può opporsi anche al volere di Dio e che Dio rispetta sempre, fino in fondo. Ebbene, nella santità, Dio “piega” misteriosamente, senza violentarne minimamente la libertà, il volere della sua creatura, rendendola capace di salire a vette vertiginose. Questa considerazione fondamentale è confermata da altre ancora, non senza valore. Fare, costruire è immensamente più difficile e prezioso che distruggere. A distruggere una città basta il gesto insano di un folle, che vi sgancia una bomba. Per costruire una città, invece, ci vogliono secoli e il talento e gli sforzi di innumerevoli uomini e ingegni. Che se il costruire materiale è immensamente più difficoltoso del distruggere, il costruire morale è, a sua volta, immensamente più difficile e impegnativo del costruire materiale. E’, infatti, più facile, per generale esperienza, elevare dei grattacieli arditissimi, che scendere in profondità del proprio cuore. E’ molto più facile compiere qualsiasi impresa materiale o vincere una grande battaglia militare o conquistare un qualsiasi campionato, che vincere anche un solo difetto morale! E’ molto più facile scorrere ponderosi e polverosi tomi di biblioteca e approfondire tutto lo scibile umano, che imparare la scienza dei santi dell’umiltà e del rinnegamento di sé. E’ molto più facile, perfino, portare a termine un’opera d’arte -pur senza nascondere i drammi, spesso, e l’agonia dell’artista nel partorirla- che costruire un cuore nuovo e una volontà tutta orientata a Dio e ai valori eterni. Ed è molto più facile, ancora, far rientrare l’anima in un corpo morto e, magari, già in dissoluzione, che convincere la libertà a sottostare e a sottomettersi sempre a Dio e al bene. Lucifero preferì l’eterna dannazione, piuttosto che sottomettersi. Sì, la materia non può opporsi a Dio, ma la libertà sì. Perciò è molto più facile comandare a Lazzaro di risorgere dalla tomba e al paralitico di alzarsi, e all’acqua di cambiarsi in vino, che comandare alla libertà di tendere sempre al bene e realizzare la santità e perfezione completa!
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
Molto bello, molto giusto.