Che la conquista spagnola del Nuovo Mondo abbia subito una vera e propria “leggenda nera” è testimoniata dal fatto che, mentre si parla di questo, una certa storiografia illuministica e neoilluministica tace su ciò che accadde più a Nord con la conquista calvinista di territori che poi sarebbero divenuti gli Stati Uniti.
I calvinisti si sentirono autorizzati a strappare la terra ai pellerossa, applicando la loro dottrina della predestinazione: la differenza razziale poteva essere il segno che le popolazioni indigene non fossero tra gli “eletti”.
Gli spagnoli, invece, non potettero fare una cosa del genere perché la loro identità cattolica glielo impediva, affermando il cattolicesimo la chiamata universale di tutti gli uomini alla salvezza. E così gli spagnoli crearono per gli indigeni le missioni, mentre i calvinisti crearono le riserve.
Ma attenzione: le convinzioni calviniste non solo legittimarono il furto della terra, legittimarono anche pratiche genocide. Il massacro dei pellerossa comincia nel 1637. Un esempio che si può ricordare è quella della scotennatura. Questa aberramnte tecnica era conosciuta dagli indiani del nord e dagli indiani del sud, ma tra questi ultimi scomparve subito, vietata dagli spagnoli. I coloni puritani al nord offrivano, invece, grosse ricompense a chi portava lo scalpo di un indiano: uomo, donna o bambino che fosse. Nel 1703 il governo del Massachusetts pagava dodici sterline per scalpo, tanto che la caccia all’indiano, con cavalli e mute di cani, divenne una sorta di “sport” nazionale.
La leggenda nera contro i conquistadores è stata realizzata attraverso quattro tappe:
- Fu alimentata dagli ambienti antispagnoli del ‘500 italiano.
- Fu alimentata, sempre nel ‘500, dalle regioni protestanti della Germania, impegnate contro il cattolico Carlo V.
- Fu alimentata dalla Francia, concorrente della Spagna nella colonizzazione del Nuovo Mondo.
- Fu alimentata dall’Inghilterra, quando iniziò ad opporsi alla Spagna.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

Bisogna dire però che il Vescovo Bartolomé de Las Casas denunciò realmente violenze, schiavitù e sfruttamento degli indigeni commessi proprio dagli Spagnoli. Ritengo che la grandezza storica della tradizione cattolica spagnola nel rapporto con i nativi americani non consiste nel fatto che i conquistadores non commisero atrocità; consiste anche nel fatto che quella stessa cultura produsse Las Casas, Vitoria, la controversia di Valladolid e una riflessione sui diritti naturali degli indigeni sorprendentemente precoce.