Sant’Alfonso dice che una delle sofferenze più grandi che toccano alle anime dannate è quella di sapere quante occasioni si sono avute in vita e non averne approfittato. La preghiera è una di queste. Anzi è l’arma principale che abbiamo per difenderci dalle insidie del demonio e da tutte le tentazioni possibili. Scrive don Giuseppe Frassinetti (1804-1868) nel suo Invito alla santità: “Soprattutto bisogna ricorrere alla preghiera nel momento della tentazione, perché allora è maggiore il bisogno. Si alzi subito la mente a Dio; s’invochino, almeno col cuore, i nomi di Gesù e Maria: questi nomi danno all’anima una forza invincibile contro le tentazioni, anche le più forti e le più gagliarde.” E’ soprattutto pensando al valore e all’utilità della preghiera che possiamo, quindi, capire perché se si cede alla tentazione non si possono avere scuse. Perché, se non chiediamo a Dio di venire in nostro soccorso, Egli non potrà mai rifiutarsi.
D’altronde il Dio cattolico è un Dio vicino. Un Dio che non può abbandonare nella tentazione. Il Dio cattolico quando permette le tentazioni (e le permette) lo fa perché sa quanto bene possano fare alla nostra anima, ma anche perché è sempre disposto -se glielo chiediamo attraverso l’arma potentissima della preghiera- a darci la forza per poterle superare. Pensare altrimenti, si va fuori strada.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

Per questo non riesco ad approvare la nuova traduzione del Padre nostro: ” non abbandonarci alla tentazione”, perché non potrò mai chiedere a Gesù di non abbandonarci, lo offenderei poiché Lui mai ci abbandonerà