SOSTA: Perché uno schiavo può essere più libero di un “uomo libero”?

La libertà vera è orientarsi verso il fine autentico di tutto che è Dio. Ed è per questo che la libertà vera è il dominio su quelle passioni disordinate che invece vorrebbero farci indirizzare a noi stessi e alle nostre bassezze, piuttosto che a Dio.

Proprio perché la libertà è questa, ecco che può accadere un oparadosso, ovvero che che un uomo libero da vincoli vari può essere di fatto uno schiavo e invece uno schiavo, ma capace di dominare se stesso e ordinare le sue passioni, può essere un libero.

Scrive Attilio Borzi nel suo Briciole di pane:

Sembrerebbe un paradosso, ma è verità: uno schiavo può godere del dono della libertà, mentre un uomo libero può vivere da schiavo. La libertà consiste, infatti, nel dominio di sé, il quale si può riscontrare in uno schiavo e può, invece, mancare in un uomo libero. Se, pertanto, vogliamo essere liberi, dobbiamo soggiogare le passioni, frenare gli impulsi d’ira, bloccare gli stimoli di vendetta, tenere a bada la lingua, mettere sotto controllo la fantasia, compiere ogni azione in conformità alla morale cristiana. Adamo ed Eva persero la libertà di figli di Dio quando si ribellarono a Dio. Il figliol prodigo della parabola evangelica fu privato della libertà proprio nel momento in cui credeva di stringerla in pugno, chiedendo a suo padre: “Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta” (Luca 15,12). La riacquistò quando, dopo aver scialacquato le sue sostanze, vivendo dissolutamente, prese la risoluzione di tornare da suo padre per esprimergli: “Padre, ho peccato contro il cielo e dinanzi a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi salariati” (Luca 15,18-19). L’apostolo Pietro venne spogliato della libertà con il rinnegamento di Gesù, dopo essersi lasciato impaurire da una serva, la quale gli disse: “Anche tu eri con Gesù il Galileo” (Matteo 26,29). Gesù, infatti, dice: “Chiunque fa il peccato è schiavo del peccato” (Giovanni 8,34).


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