Rubrica a cura di Corrado Gnerre
Da “L’imitazione di Cristo”, Capitolo 54
Parole del Signore
Figlio, poni molta attenzione agli impulsi della natura e della Grazia, perché i loro moti sono molto contrari, ma così sottili, che solo un uomo spirituale ed intimamente illuminato riesce a fatica a distinguerli.
Tutti gli uomini desiderano, certo, il bene e, tanto nelle parole quanto nelle azioni, hanno di mira qualcosa di buono; ma proprio da questa apparenza di bene restano ingannati.
La natura è scaltra ed alletta molti, irretisce ed inganna; inoltre, per fine ha sempre se stessa.
La Grazia, al contrario, cammina con semplicità, evita il male sotto qualsiasi aspetto esso appaia. Non tende insidie; opera tutto rettamente, per amore di Dio, nel quale, come suo ultimo fine, trova pace.
La natura mal sopporta d’essere mortificata, non vuole subire pressioni né essere soffocata né sottostare né piegarsi da sé al giogo.
La Grazia, invece, attende alla propria mortificazione, resiste alla sensualità, cerca d’essere assoggettata, desidera d’essere vinta, non vuole fare uso della sua libertà, ama d’essere tenuta sotto disciplina; non ha cupidigia di prevalere su alcuno, ma aspira a vivere ed a mantenersi sempre sottoposta a Dio e, per amore di Dio, è pronta a piegarsi umilmente ad ogni umana creatura.
La natura s’affatica per il suo vantaggio e bada a quanto guadagno le possa venire da altri.
La Grazia, invece, attribuisce lealmente a Dio ogni onore e gloria. La natura teme la vergogna e il disprezzo.
La Grazia, invece, gode di “patire ingiurie per il nome di Gesù” (Atti 5,41).
La natura ama l’ozio e gli agi del corpo.
La Grazia, invece, non può starsene inoperosa ed accetta con piacere la fatica.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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