22 gennaio – San Vincenzo e Sant’Anastasio, martiri (Liturgia della Festa)

Oggi è Vincenzo, il Vittorioso, che viene a raggiungere alla culla dell’Emmanuele il suo capo e il suo fratello Stefano l’Incoronato. Nacque nella Spagna (a Huesca); esercitò il ministero del Diaconato a Saragozza e, per la forza e l’ardore della sua fede, presagì i destini del regno Cattolico fra tutti gli altri. Ma egli non appartiene alla sola Spagna. Come Stefano, come Lorenzo, Vincenzo è l’eroe della Cristianità. Attraverso le pietre che piovvero su di lui come su un bestemmiatore, il Diacono Stefano predicò il Cristo; sulla graticola ardente, al pari del Diacono Lorenzo, il Diacono Vincenzo confessò il Figlio di Dio. Questo triumvirato di Martiri forma l’ornamento delle Litanie, e i loro nomi simbolici e predestinati, Corona, Alloro e Vittoria, ci annunciano i più valorosi cavalieri della Chiesa.

Vincenzo ha vinto il fuoco, perché la fiamma dell’amore che lo consumava dentro era ancora più ardente di quella che bruciava il suo corpo. Meravigliosi prodigi l’hanno assistito nelle sue dure battaglie; ma il Signore, che si glorificava in lui, non ha tuttavia voluto che perdesse la corona, e, in mezzo alle torture, il santo Diacono aveva un solo pensiero, di riconoscere cioè con l’offerta del proprio sangue e della propria vita, il sacrificio del Dio che aveva sofferto la morte per lui e per tutti gli uomini. Con quale fedeltà e con quale amore egli custodisce, in questi santi giorni, la culla del suo Maestro! Come non indietreggiò quando si è trattato di donarsi a lui attraverso tante sofferenze, così accuserebbe la viltà dei cristiani che portassero a Gesù che nasce, soltanto cuori freddi e legati ad altri affetti! A lui è stata richiesta la vita a brani, e l’ha data sorridendo; e noi rifiuteremo di togliere i futili ostacoli che ci impediscono di cominciare seriamente con Gesù una vita nuova? Che la visione di tutti questi Martiri che si affollano da alcuni giorni stimoli dunque i nostri cuori, onde imparino a diventare semplici e forti come quelli dei martiri.

Un’antica tradizione assegna a san Vincenzo il patrocinio sui lavori della viticultura e su coloro che li esercitano. È una felice idea, questa, e ci richiama misteriosamente la parte che il Diacono ha nel divin Sacrificio. È lui che versa nel calice il vino che presto diventerà sangue di Cristo. Pochi giorni fa assistevamo al banchetto di Cana: Cristo ci offriva qui la sua divina bevanda, il vino del suo amore. Oggi, egli ce lo presenta di nuovo, per mano di Vincenzo. Per rendersi degno di così sublime ministero, il santo Diacono si è provato a confondere il proprio sangue, come un vino generoso, nel calice che contiene il prezzo della salvezza del mondo. Si avverano così le parole dell’Apostolo il quale ci dice che i Santi completano nella loro carne, per il merito delle proprie sofferenze, quello che manca non all’efficacia ma alla pienezza del Sacrificio di Cristo del quale sono le membra (Col 1,24).

Noi ti salutiamo, o Diacono Vittorioso, che rechi fra le mani il Calice della salvezza. Un giorno tu lo presentavi all’altare affinché il vino che esso conteneva fosse trasformato, mediante le parole sacre, nel Sangue di Cristo; lo presentavi ai fedeli, affinché tutti coloro che avevano sete di Dio si dissetassero alle sorgenti della vita eterna. Oggi, lo offri tu stesso a Cristo; ed è pieno fino all’orlo del tuo stesso sangue. Tu fosti un Diacono fedele e immolasti la tua vita per attestare i Misteri dei quali eri il dispensatore. Erano passati tre secoli dall’immolazione di Stefano e sessant’anni dal giorno in cui le membra di Lorenzo fumigavano sui bracieri di Roma, come un incenso dall’odore soave e forte; e in quell’ultima persecuzione di Diocleziano, alla vigilia del trionfo della Chiesa, tu venivi a testimoniare, con la tua costanza, che la fedeltà del Diacono non era venuta meno.

La Chiesa è orgogliosa delle tue vittorie, o Vincenzo. Ricordati che è appunto per essa, dopo Cristo, che hai combattuto. Siici dunque propizio; e segna questo giorno della tua festa con gli effetti della tua protezione su di noi. Tu contempli ora faccia a faccia il Re dei secoli del quale fosti il Cavaliere; i suoi splendori eterni brillano al tuo sguardo fermo per quanto abbagliato. Anche noi, nella nostra valle di lacrime, lo possediamo e lo vediamo, poiché egli è l’Emmanuele, il Dio con noi. Ma ora si mostra ai nostri sguardi sotto le sembianze d’un debole bambino, perché teme di spaventarci con lo splendore della sua gloria. Rassicura tuttavia i nostri cuori turbati talvolta dal pensiero che quel dolce Salvatore dev’essere un giorno il nostro giudice. La visione di ciò che tu hai fatto, e di ciò che hai sofferto per il suo servizio, commuove anche noi, così vuoti di opere buone, così dimentichi di un tale maestro. Fa’ che i tuoi esempi non passino invano sotto i nostri occhi. Gesù viene a predicarci la semplicità dell’infanzia, quella semplicità che proviene dall’umiltà e dalla fiducia in lui, quella semplicità che ti fece affrontare tanti tormenti senza esitazioni e con cuore tranquillo. Rendici docili alla voce di un Dio che ci parla con i suoi esempi, calmi e gioiosi nel compimento dei suoi voleri, desiderosi unicamente del suo beneplacito.

Prega per tutti i Cristiani, poiché tutti sono chiamati alla lotta contro il mondo e le passioni del proprio cuore. Noi tutti siamo chiamati alla palma, alla corona, alla vittoria. Gesù ammetterà i soli vincitori al banchetto della gloria eterna, a quella tavola alla quale ci ha promesso di bere insieme con noi il vino nuovo, nel regno del Padre suo. La veste nuziale necessaria per avervi accesso, deve essere bagnata nel sangue dell’Agnello; dobbiamo essere tutti martiri, se non di fatto, almeno di desiderio, poiché vale poco aver vinto i carnefici, se non si è vinto se stesso.

Assisti con il tuo aiuto i nuovi martiri che versano ancor oggi il proprio sangue, affinché siano degni dei gloriosi tempi che ti diedero alla Chiesa, Vincenzo. Proteggi la Spagna che fu la tua patria. Prega l’Emmanuele di farvi nascere eroi forti e fedeli come te, affinché il regno Cattolico, così zelante per la purezza della fede, sia sempre all’avanguardia dei popoli cristiani. Non permettere che la Chiesa di Saragozza, santificata dal tuo ministero di Diacono, veda indebolirsi il sentimento della fede cattolica o spezzarsi il legame dell’unità. E poiché la pietà dei popoli ti saluta come il protettore dei vigneti, benedici quella parte della creazione che il Signore ha destinata all’uso dell’uomo, e di cui egli ha voluto fare lo strumento del più profondo dei misteri e uno dei più bei simboli del suo amore per noi.

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In questo giorno la Chiesa onora la memoria del santo monaco persiano Anastasio, che soffrì il martirio fra il 626 e il 628. Cosroe, essendosi impadronito di Gerusalemme, aveva trafugato in Persia il legno della vera Croce, che fu recuperato più tardi da Eraclio. La vista del legno santo suscitò in Anastasio, ancora pagano, il desiderio di conoscere la Religione di cui costituiva il trofeo. Rinunciò alla superstizione persiana per abbracciare il Cristianesimo e la vita monastica. Questo comportamento, insieme con lo zelo del neofito, eccitò contro di lui il risentimento dei pagani, e dopo penose torture il soldato di Cristo ebbe il capo troncato. Il suo corpo fu portato a Costantinopoli e di qui a Roma, dove è onorato [1]. Due famose Chiese di questa capitale, una nella città, l’altra fuori le mura, sono dedicate in comune a san Vincenzo e a sant’Anastasio, perché questi due grandi Martiri hanno sofferto nello stesso giorno, benché in epoca diversa. Questo è il motivo che ha indotto la Chiesa a riunire le due feste in una sola. Preghiamo questo nuovo atleta di Cristo di esserci favorevole, e di raccomandarci al Signore la cui croce tanto gli fu cara.


[1]I numerosi miracoli che seguirono questa Traslazione meritarono a sant’Anastasio il nome di taumaturgo e ispirarono la scelta della pericope evangelica nella Messa, cioè la guarigione dell’emorroissa e la resurrezione della figlia di Giairo (Mc 5,21-34).

da: dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico. – I. Avvento – Natale – Quaresima – Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 361-364

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