Paganesimo nei giardini vaticani… qual è il nostro dovere?

Idoli pagani nei giardini vaticani… non è uno stornello rimato di quale “rappettaro” di noantri. E’ realtà. Piuttosto si potrebbe dire -volendo utilizzare un’espressione abusata- quando la realtà supera la fantasia.

D’altronde non ci fa meraviglia più di tanto. Quello che si è consumato l’altro giorno e continuerà a consumarsi nei giorni a venire, non è altro che la liturgia o l’esaltazione pastorale (a seconda dei casi e dei tempi di questo sinodo panamazzonico) di una nuova espressione che sembra aver conquistato molti vertici della Chiesa. Ci riferiamo a quello della cosiddetta “casa comune”.

Se ci si riflette, è tutto contenuto in questa espressione: “casa comune”. Si può dire che essa ne costituisce una sintesi mirabile (a riguardo chi volesse approfondire, può ascoltasi questo intervento: clicca qui).

“Casa comune” non vuol dire semplicemente la constatazione che il mondo intero sia abitato da diverse identità, tradizioni, religioni e quant’altro; bensì che per sostenere questa “casa”, ancor più: per salvare questa “casa” da minacce incombenti (ecco l’utilità dell’allarmismo ambientale) occorra il contributo di tutti. Da qui un’alta convinzione che è logicamente conseguente a questa, ovvero che tutte le culture (così anche le religioni) sarebbero fondamentalmente positive, e che quindi in un certo qua modo sarebbero sullo stesso piano. Il che ovviamente è tanto vero quanto che con una forchetta si posa gustare un buon brodo.

Siamo catastrofisti? Pesiamo a male? Vorremmo tanto trovarci in queste condizioni di accecamento, ma -ahinoi!- ci sembra proprio che così non è. Qui non si tratta del sano auspicio di creare facili e praticabili condizioni di pacifica convivenza umana, quanto di mettersi alla “scuola” delle alte culture per alimentare la convinzione secondo cui sarebbe più che giusto lavorare in favore di una relativizzazione di qualsiasi identità. D’altronde l’attacco al proselitismo definito addirittura come “peste” (discorso di papa Francesco nel giugno scorso all’Università Teologica di Posillipo), il Dio che non sarebbe cattolico, l’affermazione secondo cui la diversità religiosa rientrerebbe nel progetto di Dio (Dichiarazione sulla Fratellanza umana, sottoscritta ad Abu Dabhi), il credere e l’affermare che nessun Dio possa essere a favore della violenza (il che è un marchiano errore smentito dalle più semplici nozioni di teologia e filosofia delle religioni) sono purtroppo su questa linea.

Perché avviene tutto questo? Non lo sappiamo. Sappiamo però che avviene; e negarlo sarebbe non solo sciocco e anche colpevole.

Ma sappiamo anche che Dio, pur non volendolo (perché Dio non può mai volere il male morale e qui siamo nell’ambito del male morale) sta permettendo una tale situazione.

Ciò vuol dire che ci s’impone un obbligo, anzi due.

Il primo è resistere conservando e denunciando. Dobbiamo conservare la fede di sempre, come il seme che, nascosto sotto la terra, continua a vivere in attesa di germogliare dopo l’alluvione distruttiva. Ma anche denunciare gli errori affinché un giorno non si debba render conto a Dio delle tante anime che a causa di questa confusione si stanno perdendo.

Il secondo obbligo è sacrificarsi, pregare e confidare. Confidare che la Chiesa mai verrà meno; che pur se si paventa un ribaltamento della “barca”, il Signore non permetterà che questa venga inghiottita dai flutti dell tempesta.

Quando meno ce lo aspetteremo tornerà la bonaccia. facciamoci trovare pronti. Intanto evitiamo di dormire, ma anche di agitarci (sarebbe segno di poca fiducia). Soffriamo sì, ma con eleganza, stile e con la calma di chi sa che per gli errori non c’è futuro, figuriamoci l’eternità.

Per l’eternità c’è solo la Verità!

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

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