Perché ce la prendiamo con Dio, se Dio fa tutto per il nostro bene?

di Piefrancesco Nardini per il C3S

Nell’angoscia invocai il Signore, nell’angoscia gridai al mio Dio: dal suo tempio ascoltò la mia voce, a Lui, ai suoi orecchi, giunse il mio grido (Salmo 18, 7)

Mala tempora currunt”.

Quante volte abbiamo sentito questa esclamazione! A volte anche in riferimento a cose non relative alla Chiesa.

Nella norma però è oramai frase strettamente legata alla crisi nella Chiesa e agli episodi frutto di questa.

Si può però ben estendere anche ad altre situazioni, come ad esempio al modo in cui molte persone ai nostri giorni reagiscono alle vicissitudini della vita.

C’è un’altra frase che mi è sembrata sempre efficace per far pensare: “Te la prendi con Dio per il male che ti capita e non lo ringrazi mai per il bene?”.

Purtroppo è proprio così. Sempre più spesso. Quante volte abbiamo sentito di chi ha “protestato” (eufemismo!) con Dio per qualche evento negativo, come se Dio stesso glielo avesse mandato, e mai è capitato invece di sentire quella stessa persona ringraziarLo per qualche cosa bella? E quante volte abbiamo sentito persone dire che “ce l’hanno con Dio” per una disgrazia, un male?

Se ci pensiamo un attimo, questa cosa (l’avercela con Dio) è una soluzione facile e comoda.

Sì, facile e comoda.

In questo modo, infatti, non ci si deve sforzare ad esempio a cercare proprie eventuali responsabilità o a perdonare o a cambiare la propria vita o il proprio modo di pensare (e tanti altri esempi), ma, anche, si trova il capo espiatorio per tutto… Se la colpa è di Dio…

Per questo possiamo usare la frase “mala tempora currunt” in questo contesto. Non possono essere che “mala tempora” quelli in cui sempre più persone assumono questo atteggiamento verso Dio…

Eppure la Sacra Scrittura ci insegna a prevenire simili pensieri.

La sempre più diffusa ignoranza delle nozioni della fede e l’indifferenza dilagante verso Dio, però, nascondono agli occhi del mondo quelle verità e quegli insegnamenti tanto semplici quanto fondamentali.

Il salmo 18, 7 è uno di questi.

Analizziamo velocemente le sue parole e ci renderemo conto della sua chiarezza.

Nella sua semplicità questo salmo ci ricorda che Dio è in ascolto. Se il Figlio ci ha raccomandato di chiedere perché solo così ci sarà dato (Lc 11, 9), volete che non sia così?

Quale atteggiamento deve avere, dunque, l’uomo verso Dio? Soprattutto in situazioni difficili?

Quello della fiducia, dell’affidamento, del confidare.

In un momento di angoscia (per un dolore, per un problema, per una malattia, per qualsiasi cosa) bisogna subito invocare Dio, gridare al Signore non parole di rabbia e di odio, ma richieste di aiuto, di grazie, di sostegno.

Lui è sempre in ascolto, dal suo “tempio” ascolta la nostra voce, alle sue orecchie le nostre grida arrivano sempre.

Non dubitiamo mai di questo.

Formarsi  è importante. Nel Catechismo di San Pio X leggiamo che «Dio non può fare il male, perché non può volerlo» in quanto Bontà infinita. Significa quindi comprendere la differenza tra male morale (il peccato, ossia il vero male, intollerabile da Dio) e male fisico (frutto del peccato originale), che quest’ultimo Dio lo può tollerare o volere “indirettamente” «per lasciar libere le sue creature», perché capiamo che Lui sa «poi ricavare il bene anche dal male» (cit. n. 11 Catechismo) e quindi che, se mai il Signore tollera un male che ci capita, lo fa perché sa che da quel male ci arriverà un bene (altro che cattivo, quindi…). Qui rientrano anche i castighi di Dio, che sono sì possibili, ma che rientrano sempre nella prospettiva dell’amore, cioè della salvezza dell’anima.

Non si può scendere nella spiegazione approfondita di questi punti, ma, per esperienza, sappiamo che, se ci si forma, li si imparano e, soprattutto, li si comprendono, con la conseguenza di non arrivare ad “avercela con Dio”.

Per questo preghiamo la Vergine di starci ancora più vicina nei momenti bui della nostra vita, così da evitare di rendere ancora più amari quei momenti con slanci rabbiosi verso Chi non lo merita, e di darci la forza di conoscere sempre più e sempre meglio la nostra fede, così da avere uno strumento unico nella nostra strada verso la santificazione.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

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