20 giugno 1976 – Quel rigore che richiama l’insegnamento di san Francesco di Sales

Se provaste a dire a qualcuno che l’invenzione del cucchiaio avvenne il 20 giugno del 1976, vi prenderebbero per matto consigliandovi di fare una visitina dal medico per evitare complicazioni. Il cucchiaio nel 1976? E prima? Come si mangiava prima?

Evidentemente non è del cucchiaio come posata che qui si allude, ma ad un altro cucchiaio, quello calcistico.

Volete conoscerne l’inventore? Un illustre sconosciuto: un certo Antonyn Panenka, classe 1948.

Facciamo mente locale. Il 20 giugno 1976 l’Europeo di Calcio si concluse con la finale tra la Germania (c’è sempre lei!) ed una sorpresa: la Cecoslovacchia. Nazionale che oggi non c’è più per ovvi motivi di mutata geografia politica. Il risultato dei tempi regolamentari finì in parità: i tedeschi ancora una volta avevano recuperato uno svantaggio significativo, dal 2-0 al 2-2. Si andò ai tempi supplementari, ma il risultò non si schiodò. Furono necessari i rigori. La svolta avvenne con il tedesco Hoeness che sparò alto. Beckenbauer disse ironicamente che quel pallone lo avrebbero cercato per molti anni ancora per le vie di Belgrado, città dove si giocò la finale. Fu la volta dello sconosciuto centrocampista boemo, Panenka, che mostrò al mondo intero un tipo di rigore che già aveva più volte utilizzato in patria, ma ch’era sconosciuto oltre confine per via dell’allora situazione legata alla chiusura dei Paesi del blocco sovietico.

Il cucchiaio è uno strano rigore. Si attende che il portiere si tuffi da una parte e poi, invece di far andare il pallone dalla parte opposta, lo si colpisce di sotto e lo si fa andare lentamente in porta facendogli fare anche un piccolo pallonetto. In quel caso il portierone tedesco Maier volò alla sinistra e Panenka fece entrare, dolcemente e lentamente, il pallone al centro della porta.

L’operazione è ovviamente rischiosissima e anche molto difficile. Se lo possono permettere solo i calciatori con i cosiddetti “piedi buoni” (secondo la nota espressione bernardiniana, cioè di Fulvio Bernardini); chi dà del “lei” al pallone è meglio che si astenga per evitare tristi figuracce.

Il famoso giornale francese l’Equipe definì Panenka un “poeta del gol”. Pelé commentò in questo modo: “Solo un genio o un pazzo potrebbe battere un rigore in quel modo”

Ma Panenka in  patria utilizzava quella tecnica da almeno due anni. Ogni giorno a Praga, alla fine degli allenamenti, sfidava il portiere della sua squadra, Ruske, e chi vinceva si portava a casa birra e cioccolata. Ruske era troppo forte e Panenka non vinceva mai. Fin  quando il baffuto centrocampista non s’inventò il cucchiaio e così Panenka iniziò a tornare a casa con birra e cioccolata.

Ma torniamo alla finale dell’Europeo. Panenka aveva la possibilità di scegliere la via più facile: tirare quel rigore come solitamente tirano in molti, angolando il tiro; oppure, ancora più semplicemente, con una bella staffilata di potenza, una di quelle che mettono a dura la prova la resistenza delle reti. No, Panenka pensò di scegliere la strada più difficile e rischiosa…. ma più calma e serena.

C’è un simbolismo che possiamo trarre. Quante volte nella vita ci si trova dinanzi a situazioni difficili. In questi frangenti la tentazione è quella di risolvere subito, d’impeto, di adottare le soluzioni più immediate. Pensiamo a situazioni potenzialmente litigiose. La voglia di rispondere subito, di alzare la voce, di perdere la calma c’è eccome. Eppure ciò non sarebbe sintomo di forza, ma di debolezza. San Francesco di Sales, che aveva un temperamento irascibile, riuscì, con la forza delle grazia e mortificandosi continuamente, a cambiare il suo carattere e passare alla storia addirittura come il santo della dolcezza. Egli giustamente insegnava: “Quando il cuore è caldo, bisogna tenere la bocca chiusa”. E’ infatti così: bisogna prima attendere il sereno e poi, se si deve parlare e rimproverare, lo si faccia pure, ma solo quando il cuore è calmo.

La calma nei momenti difficili è proprio …il cucchiaio di Panenka.

Questi era dinanzi ad una situazione difficile: la finale di un Europeo, dare alla propria nazione la possibilità di vincere per la prima volta un titolo importante. Mica si trattava di portare a casa birra e cioccolata! E invece, proprio perché la situazione era difficile, occorreva ancor di più mantenere la calma… e, con calma, serenità e lentezza, il baffuto centrocampista fece andare il pallone in porta… e i “panzer” tedeschi rimasero a bocca asciutta.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri


Vuoi aiutarci a far conoscere quanto è bella la Verità Cattolica?

CONDIVIDI

Be the first to comment on "20 giugno 1976 – Quel rigore che richiama l’insegnamento di san Francesco di Sales"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*