San Giovanni, Apostolo ed Evangelista (I secolo)

Introito

(Ecclesiastico 15,5)

Dio gli aprì la bocca in mezzo all’assemblea, lo riempì dello spirito di sapienza e d’intelligenza; lo coprì col manto di gloria.

(Salmo 91,2)

E’ bene cantare la gloria al Signore e lodare, Altissimo, il tuo Nome.


Colletta

O Signore, effondi benigno sulla Chiesa la tua luce, affinché, illuminata dalla dottrina di san Giovanni, tuo Apostolo ed Evangelista, possa conseguire i doni eterni.


Epistola

(Ecclesiastico 15,1-6)

Chi teme Dio, farà il bene, e chi abbraccia la giustizia, possederà la sapienza, che gli andrà incontro qual veneranda madre. Lo nutrirà col pane della vita e dell’intelligenza, lo disseterà coll’acqua della salutare sapienza, starà ferma in lui e non piegherà. Lo terrà stretto e non sarà confuso, lo farà grande tra i suoi compagni. Gli farà aprire bocca in mezzo all’adunanza, lo riempirà dello spirito di sapienza e d’intelligenza, e lo coprirà col manto della gloria; ammasserà su di lui tesori di gioia e di allegrezza e gli farà ereditare un nome eterno il Signore Dio.


Graduale

(Giovanni 21,23; 21,19)

Tra i fratelli si sparse questa voce, che quel discepolo non sarebbe morto. Ma Gesù non disse: “Non morrà”. Bensì: “Se io voglio che egli rimanga finché io venga; tu seguimi”. Alleluia, alleluia.


Vangelo

(Giovanni 21,19-24)

In quel tempo, Gesù disse a Pietro: “Seguimi”. Pietro, voltatesi, si vide vicino il discepolo prediletto da Gesù, quello che nella cena posò sul petto di lui, e disse: “Signore, chi è il tuo traditore?”. Ora, vedutolo, Pietro disse a Gesù: “Signore e di lui che ne sarà?”. Gesù rispose: “Se io voglio che resti finché io non torni, che te ne importa? Tu seguimi”. Si sparse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non disse che non sarebbe morto; ma: “Se voglio che egli resti finch’io non torni, che te ne importa?”. È questo il discepolo che attesta tali cose, e le ha scritte: sappiamo che la sua testimonianza è verace.


Meditazione

1.L’evangelista Giovanni è simboleggiato dall’aquila. Ciò che contraddistingue questo volatile è la capacità di volare alto, ma, malgrado questo, di saper osservare attentamente le sue possibili prede che sono molto in basso. L’aquila ha una vista penetrante. Il Vangelo di Giovanni è, infatti, quello più teologico, quello più profondo. Ciò rispondeva anche all’esigenza di offrirsi non tanto a coloro i quali ancora non erano cristiani, bensì soprattutto a coloro che già lo fossero.

2.A cosa si deve questa grande sapienza di Giovanni? La risposta ce la dà egli stesso nel suo vangelo quando ci dice che fu proprio lui a poter poggiare la testa sul cuore del Maestro. Non c’è attività intellettiva che possa essere davvero efficace se non riconosca e si alimenti dell’amore di Dio. Poggiare la testa sul cuore di Dio vuol dire che per conoscere davvero la Verità non serve solo indagarla, serve soprattutto amarla.


Alla Regina dello Splendore

Madre, non c’è creatura nell’universo intero che conosca meglio Dio di Te. Ciò perché non c’è creatura nell’universo intero che ami Dio più di Te. Conoscenza e amore non possono scindersi. E’ un’illusione credere di poter conoscere la Verità senza amare la Verità. Se si rifiuta la luce, se non ci si fa illuminare dalla luce, si brancolerà sempre nel buio. Accanto Te, Madre, anch’io saprò amare e conoscere al meglio il tuo Divin Figlio. Regina dello Splendore, guidami nel cammino della vita.


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