“Qui giace uno il cui nome fu scritto sull’acqua” (John Keats)

1.John Keats (1795-1821) volle che queste parole fossero scritte come epitaffio sulla sua tomba al Cimitero degli Inglesi a Roma. Egli morì a soli venticinque anni e la sua vita fu contrassegnata da una salute molto instabile. Queste parole, dunque, segnano una verità che il giovane visse sulla sua carne e nelle difficoltà del suo esistere. Ma sono anche parole che possono riguardare universalmente tutti. Attenzione, diciamo “possono riguardare”, il che non vuol dire che “debbano necessariamente” riguardare tutti.

2.”Possono riguardare”, allorquando il proprio vivere non lo si scopre all’interno di un Progetto. Se Dio non c’è, o si fa fatica a scoprirlo, la vita diventa fluida come l’acqua. E su questa acqua si pretende stoltamente scrivere il proprio nome. Impossibile! Prima ancora che il dito disegni la lettera iniziale…tutto svanisce.

3.Ma la vita è altro. La vita non è la fluidità dell’incomprensibile, ma la saldezza del Mistero. La vita, da Dio e con Dio, è perenne saldezza su cui definitivamente scrivere il proprio nome.


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