Ognuno di noi vorrebbe essere trattato con dolcezza. Motivo per cui è più che doveroso essere dolci con gli altri. Qui però potrebbe generarsi un equivoco, ovvero quello di scambiare la dolcezza per debolezza. Ovviamente ciò non deve accadere. Il cristiano deve essere dolce, ma anche deciso; tenero ma anche rigoroso ed esigente. Esigente prima di tutto con se stesso e poi anche con le anime che la Divina Provvidenza gli pone accanto nella vita. Il binomio dolcezza e fermezza certamente non è di facilissima pratica, ma è il segno distintivo del cristiano. D’altronde è come Dio stesso agisce nei nostri confronti.
Sant’Alfonso Maria de’ Liguori così scrive nel suo Pratica di amare Gesù Cristo, Capitolo VI: Lo spirito di dolcezza è proprio di Dio: Il mio spirito è dolce più del miele (Siracide 24,19). (…). Dice san Francesco di Sales che fu maestro e l’esempio della santa dolcezza: “L’umile dolcezza è la virtù delle virtù che Dio tanto ha raccomandata; perciò bisogna praticarla sempre e dappertutto”. Il santo poi ci dà questa regola: “Ciò che vedrete potersi fare con amore, fatelo; e ciò che non può farsi senza contrasto, lasciatelo”, s’intende sempre ciò che può lasciarsi senza offesa a Dio, perché l’offesa di Dio deve impedirsi sempre e subito che si può, da chi è tenuto a d’impedirla. (…). Più particolarmente deve usarsi la dolcezza con i nemici. Vinci il bene con il male (Romani 12,21). Bisogna vincere l’odio con l’amore, e la persecuzione con la dolcezza; così hanno fatto i santi, e si sono conciliati l’affetto dei loro ostinati nemici. Dice san Francesco di Sales: “Non vi è cosa he tanto edifichi il prossimo, quanto la caritevole benignità nel trattare”.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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