1.Per rispondere prendiamo la definizione che ci offre Antonio Royo Marin nel suo famoso Teologia della perfezione cristiana, al n.263: “Il dono della sapienza è un abito soprannaturale inseparabile dalla carità, per cui giudichiamo rettamente di Dio e delle cose divine nelle loro ultime ed altissime cause, sotto uno speciale istinto dello Spirito Santo che ce le fa gustare per una certa connaturalità e simpatia”.
2.Dunque, si può dire che il dono della Sapienza è un valutare ogni cosa sotto la prospettiva di Dio, cioè mettendo Dio al primo posto. Facciamo un esempio molto semplice che ci fa capire anche quanto la Sapienza non si debba confondere con la semplice conoscenza umana. L’esempio è questo: se ci si trovasse dinanzi alla scelta tra il guadagnare tutte le ricchezze di questo mondo compiendo un solo peccato mortale oppure rimanere povero economicamente ma non offendere Dio, il vero sapiente è colui che senza alcun dubbio sceglierebbe la seconda ipotesi, perché l’amore a Dio viene prima di ogni cosa. Da qui si capisce come la sapienza sia tutt’altro rispetto alla conoscenza di questo mondo.
3.Nel Primo Libro dei Re (3,5-14) si racconta che Dio appare a Salomone e gli chiede cosa desidera. Salomone non chiede ricchezze, non chiede una lunga vita né la morte dei suoi nemici, bensì chiede sapienza per governare bene il suo popolo. Egli dice così: “Concedi al tuo servo un cuore che sappia ascoltare per rendere giustizia al tuo popolo e che sappia distinguer e il bene dal male” (1 Re 3,9). E, proprio perché Salomone chiede questo piuttosto che altro, Dio gli concede tanto una sapienza straordinaria quanto ricchezze e gloria e perfino una lunga vita qualora fosse rimasto fedele. Questo episodio è uno dei motivi per cui Salomone è ricordato come il re più sapiente della Bibbia.
4.Conludendo, non dobbiamo confondere il dono della Sapienza con la saggezza umana che invece si acquisisce tramite conoscenza, studio ed esperienza.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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