SOSTA: In che modo san Giuseppe Moscati insegna quanto il medico debba considerare la propria bravura non un proprio merito?

1.Gesù dice: Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date (Matteo 10,8). Questo significa che tutti i talenti che si possiedono non sono mai di propria proprietà, ma devono essere messi a servizio degli altri e così concorrere alla realizzazione del bene.

2.Purtroppo accade troppo spesso che chi ha grandi capacità professionali, per esempio in ambito medico, chieda onorari altissimi che non tutti i pazienti possono permettersi. Ovviamente un conto è farsi pagare il dovuto, altro è elevare talmente il costo delle proprie prestazioni. Uso, quest, che sembra nascere dalla stolta convinzione che la propria bravura dipenda solo da se stessi e non sia invece un dono di Dio.

3.San Giuseppe Moscati sapeva bene che tutto ciò che riusciva a fare in favore dei pazienti era un dono di Dio…e così chi non aveva risorse economiche non veniva da lui rigettato, anzi…

4.Il dottor Brancaccio raccontò di aver mandato da Moscati una giovane affetta da tubercolosi, avvertendolo delle sue condizioni economiche molto povere. Moscati la visitò, le prescrisse la terapia e non volle alcun compenso. Quando la donna se ne andò, scoprì che, nel foglio della diagnos,i Moscati aveva nascosto un biglietto da 50 lire. Questi non soltanto non si era fatto pagare, bensì aveva pagato lui, perché sapeva che prescrivere una cura a chi non aveva i mezzi per seguirla sarebbe servito a poco.

5.Padre Antonio de Pergola raccontò che alcuni ferrovieri chiesero a Moscati di visitare un loro collega gravemente ammalato che viveva in condizioni miserabili a Castellamare di Stabia. I colleghi avevano fatto una colletta per pagare il professore. Dopo aver visitato l’uomo, Moscati, invece di prendere denaro, aggiunse 30 lire di tasca propria alla colletta, spiegando che voleva associarsi alla loro solidarietà affinché l’ammalato disponesse dei mezzi necessari per curarsi.

6.Moscati nel suo studio aveva predisposto un sistema singolarissimo per gli onorari. Un cappello recava l’indicazione: Chi ha, metta e chi non ha, prenda. Insomma, i poveri potevano uscire dal suo studio non soltanto senza aver pagato, ma anche con denaro o quanto occorreva per curarsi.


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