A cura di Pierfrancesco Nardini
Domanda: Che cos’è la carità?
Risposta: La carità è quella virtù soprannaturale per cui amiamo Dio per se stesso sopra ogni cosa, e il prossimo come noi medesimi per amor di Dio.
La parola “carità” è probabilmente una di quelle che nel linguaggio comune ha cambiato maggiormente significato. Oggi, quando se ne parla, si pensa quasi subito all’elemosina, all’assistenza dei bisognosi o, più in generale, all’essere buoni con gli altri. Queste sono certamente opere che possono nascere dalla carità. Ma la carità cristiana è molto di più.
San Pio X chiarisce subito che è una virtù soprannaturale. Ciò fa tutta la differenza del mondo…non è infatti una semplice inclinazione naturale dell’uomo alla bontà, alla solidarietà o alla compassione. No. È una virtù infusa da Dio che permette all’uomo di amare secondo un ordine che ha Dio come principio e come fine. Senza questo ordine non siamo in presenza dell’autentica carità.
L’ordine è: amare Dio per se stesso sopra ogni cosa. Prima Lui, poi tutto il resto.
Dio non deve essere amato principalmente perchè può concederci qualcosa, perchè ci protegge o perchè può rendere più semplice la nostra vita. Deve essere amato perché è Dio, Bene infinito e nostro Creatore. E deve essere amato sopra ogni cosa.
Solo dopo viene il secondo comandamento: amare il prossimo come noi stessi. L’ordine non è casuale.
Ciò significa che nessun affetto, interesse, bene materiale, successo, ideologia o persona può essere posto al di sopra di Lui. Nemmeno ciò che umanamente ci è più caro. “Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me” (Mt 10, 37).
Può facilmente sembrare ai nostri giorni come un obbligo inconcepibile, duro, prepotente e senza cuore da parte di Dio. Ma è proprio questa reazione che spiega in modo ben chiaro come si sia persa la conoscenza della nostra fede.
Il versetto sopra si collega direttamente a Matteo 22, 37 (“Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente“).
Con questi insegnamenti Gesù vuole ribadire che quel che noi chiamiamo amore per il prossimo non è vero amore se non passa prima dall’amare Nostro Signore.
Si ama in modo realmente cristiano se lo si fa perchè il prossimo è prima di tutto creatura di Dio.
Non senza motivo san Pio X aggiunge una precisazione decisiva: dobbiamo amare il prossimo “per amor di Dio”. Il prossimo non sostituisce Dio. Lo amiamo in Dio e secondo Dio.
San Tommaso arriva a definirla una vera amicizia tra l’uomo e Dio: “È evidente che la carità è una certa amicizia dell’uomo con Dio” (Summa Theologiae, II-II, q. 23, a. 1). Questo cambia profondamente il significato della carità. Arriva a ricordare che amare il prossimo non significa approvare tutto. Se amare qualcuno significasse semplicemente assecondarlo, evitare di contraddirlo o approvare ogni sua scelta, la carità diventerebbe una forma di indifferenza verso il bene e il male.
Ma volere bene ad una persona significa desiderare per lei il vero bene. E per il cristiano il bene più importante, nonostante l’indifferenza e l’anticattolicesimo odierni, non può essere soltanto il benessere terreno ma continua a rimanare la salvezza dell’anima. Per questo può essere carità consolare chi soffre, aiutare chi è povero, perdonare chi ci ha offeso. Ma può essere carità anche correggere chi sbaglia, avvertire chi sta percorrendo una strada pericolosa per la propria anima o ricordare una verità che non vuole ascoltare.
Questa seconda parte viene invece ormai vista come durezza, come essere cattivi, non essere empatici. Sant’Agostino lo esprime con una formula tanto celebre quanto travisata e abusata: “ama e fa’ ciò che vuoi” (In Epistolam Ioannis ad Parthos, Tractatus VII, 8). Questa frase viene spesso interpretata quasi come un invito a fare ciò che si desidera, anche contro la legge divina. Tanto che anche chi è contro la Chiesa la prende come spunto per dire “anche Sant’Agostino lo dice…”. Quando invece sant’Agostino afferma tutt’altro.
Se alla radice delle nostre azioni c’è la vera carità, esse devono essere ordinate al bene. Poco dopo, infatti, Agostino spiega che si può tacere per amore, gridare per amore, correggere per amore e perdonare per amore.
La carità, dunque, non esclude la correzione. La esige quando questa è realmente necessaria al bene dell’altro.
C’è un principio che non può mai essere disatteso: carità e verità non possono essere separate. Sarebbe una contraddizione che in Dio è impossibile.
In questo numero il Catechismo di San Pio X parla in modo particolarmente chiaro anche all’uomo di oggi. La società contemporanea tende spesso a identificare l’amore con l’accettazione incondizionata delle scelte altrui e con la pura e materiale solidarietà, come se la Chiesa fosse una ONG… purtroppo è la stessa gerarchia che lo fa credere…
Dire che un comportamento è sbagliato viene facilmente interpretato come un giudizio sulla persona. Ma sono due cose diverse. Si può amare sinceramente una persona e giudicare sbagliata una sua azione. Anzi, proprio perché la si ama si può avere il dovere di non lasciarla nell’errore.
Naturalmente la correzione non deve nascere dall’orgoglio, dal desiderio di umiliare o dal piacere di sentirsi superiori. In quel caso non sarebbe carità. Deve nascere dal desiderio del bene dell’altro.
E questo, proprio in virtù dell’insegnamento di Cristo, vale anche verso chi ci è ostile. Nostro Signore porta infatti il comandamento dell’amore fino a un punto che la sola inclinazione naturale difficilmente raggiungerebbe: “amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano” (Mt 5, 44).
Ecco perché la carità è soprannaturale. È relativamente facile amare chi ci ama. Amare chi ci ha fatto del male richiede qualcosa di più (ovviamente senza approvare il male compiuto e senza rinunciare alla giustizia).
Allora perchè San Pio X ci tiene così tanto a specificare “per amor di Dio”? Perchè una carità senza Dio diventa altro, stravolge il comandamento che è evidente comprendesse Dio (da cui viene).
Esiste un rischio tipico del nostro tempo: parlare continuamente di amore dimenticando Dio. Solidarietà, accoglienza, rispetto, inclusione e assistenza possono certamente essere beni. Ma non coincidono automaticamente con la carità cristiana. E, anzi, può proprio diventare negativo in alcuni casi.
Se viene eliminato Dio, rimane eventualmente una filantropia umana, che può anche produrre opere buone sul piano naturale, ma non è più la carità nel significato teologico cattolico.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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