Alto Adige, il cimitero accanto alla chiesa. Ovvero la morte dentro la vita

Rubrica a cura di Corrado Gnerre


Viaggiando ci si incanta per ciò che incontra il nostro sguardo. Meraviglie succedono a meraviglie. E nella loro diversità, s’incontra l’unità del Bello che dimostra come tutto ha bisogno di ricondursi all’unica Presenza. Quella stessa che ha fatto sì che esistesse tutto e che vuole che questo tutto possa essere orientato a Lui. Osservando, contemplando… e soprattutto incantandosi dinanzi alla Bellezza della natura o di ciò che l’uomo ha costruito, si capisce quanto sia giusto capirne il significato e poi lodare e ringraziare.


Chi frequenta l’Alto Adige avrà notato come nei paesi di questa stupenda regione resistano i cimiteri accanto alle chiese parrocchiali.

Perché un tempo si faceva così e, lì, si fa ancora così?

I motivi sono almeno due.

Il primo è quello di legare la morte, quindi il suffragio dei defunti, alla chiesa in quanto luogo della rinnovazione del Sacrificio di Cristo che allevia qualsiasi pena del Purgatorio. In tal modo i fedeli, andando alla Messa, potevano e possono dilungarsi a compiere una visita alle tombe dei proprio cari per “estendere” le grazie anche a loro.

Ma c’è anche un altro motivo. Un tempo la morte non veniva, come oggi, considerata un tabù, cioè qualcosa da estraniare dalla vita. Alla morte c’era una risposta (anzi la Risposta!) per cui era giusto tenerla in mezzo alle proprie faccende, in mezzo alla vita di tutti i giorni.

Eliot fa dire ad un suo personaggio nel dramma Riunione di famiglia (Parte I, Scena II): “(…) io credo che il momento della nascita sia quando abbiamo nozione della morte”.

Infatti è così: il senso della morte definisce in un un certo qual modo l’esistere umano.

Dunque, la morte è dentro la vita. Non fuori, come pretenderebbe affermare la menzogna nichilista dei nostri tempi.


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