APOLOGETICA CON I PROVERBI – “La migliore medicina è aspettare che passi” (Trentino)

Il popolo è ben altra cosa rispetto alla massa. La massa è qualcosa d’informe, che, pertanto, si lascia facilmente plasmare. Il popolo no. Esso ha una sua identità, una sua storia, delle radici. Ha un vissuto che gli permette di giudicare con buon senso il reale. E questo lo conforta di un’eredità: la saggezza. Certo, i popoli non sono uguali; perché le culture non sono uguali. C’è chi ha conquistato il Vero. Chi lo ha atteso. Chi lo ha rifiutato. Chi se ne è allontanato. Ma al di là di questo, ciò che è di natura percepisce il senso delle cose e il mistero del vivere. E, proprio perché Dio ha fatto sì che la natura fosse predisposta all’accoglienza della Grazia, non c’è buon senso popolare che non manifesta questo desiderio; al di là di ciò che la Storia dei singoli popoli partorisce. Ecco perché si può capire l’unicità e la bellezza della Verità Cattolica anche attraverso il buon senso di tutti i popoli. 


Le malattie sono di tutti i tipi. Ci sono quelle facili e brevi che terminano sempre con la guarigione. Ci sono quelle che purtroppo si cronicizzano. E ci sono quelle -ahinoi- che sono gravi e che hanno un esito infausto.

Ma per tutte vale questo detto: La migliore medicina è aspettare che passi.

Anche per le malattie gravi vale questo proverbio. Ad una condizione però (e qui è il punto dolente) che non si concepisca nichilisticamente l’esistere. Se infatti la vita è solo qualcosa di casuale, se si esiste senza un perché, allora non c’è un perché nemmeno per la sofferenza…e dunque che senso ha attendere quando l’esito è ormai scontato?

Ma quando invece l’esistere è dentro un progetto di amore, quando il vivere e le croci della vita servono per raggiungere il fine (la conquista del Paradiso), allora l’attesa non solo ha senso, ma diventa anche la posizione più autenticamente umana, cioè conforme al vero desiderio dell’uomo.

Abbiamo tolto la Croce di Cristo dall’orizzonte dell’uomo, e per questo stiamo raccogliendo i cocci del dominio incontrastato della morte e dell’agitazione dinanzi ad essa.

Non si attende, ma ci si inquieta.

Non si attende, ma ci si dissolve in una sciocca frenesia autodistruttiva.


Dio è Verità, Bontà e Bellezza

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