Apologetica con i proverbi: “La tigre muore lasciando la sua pelliccia, l’uomo muore lasciando il suo nome” (proverbio indonesiano)

Il popolo è ben altra cosa rispetto alla massa. La massa è qualcosa d’informe, che, pertanto, si lascia facilmente plasmare. Il popolo no. Esso ha una sua identità, una sua storia, delle radici. Ha un vissuto che gli permette di giudicare con buon senso il reale. E questo lo conforta di un’eredità: la saggezza. Certo, i popoli non sono uguali; perché le culture non sono uguali. C’è chi ha conquistato il Vero. Chi lo ha atteso. Chi lo ha rifiutato. Chi se ne è allontanato. Ma al di là di questo, ciò che è di natura percepisce il senso delle cose e il mistero del vivere. E, proprio perché Dio ha fatto sì che la natura fosse predisposta all’accoglienza della Grazia, non c’è buon senso popolare che non manifesta questo desiderio; al di là di ciò che la Storia dei singoli popoli partorisce. Ecco perché si può capire l’unicità e la bellezza della Verità Cattolica anche attraverso il buon senso di tutti i popoli. 


Anche la cultura agnostica, se non addirittura atea, fondamentalmente si convince che l’uomo, morendo, debba comunque impegnarsi a lasciare un buon ricordo.

Un esempio che ci viene in mente è quello del celebre poeta Ugo Foscolo, il quale nella sua opera più rappresentativa, I sepolcri, dice che è giusto che il defunto venga ricordato con una lapide. Foscolo, nel suo sensismo di stampo illuministico, non credeva nella vita ultraterrena, ma comunque affermava che ci sarebbe una “immortalità” da curare : il ricordo che i viventi devono nutrire per chi è morto. Ovviamente, si tratta di ben poca cosa; quasi di un banale e fuorviante “contentino”, perché l’uomo desidera esserci, perché l’uomo desidera conservarsi, perché all’uomo la dissoluzione ripugna, perché all’uomo l’incombenza del nulla non può che angosciarlo.

Ma riflettiamo sul concetto di “ricordo”. Il ricordare è un’attività dello spirito. Ricordare non è toccare, non è vedere, bensì pensare. Ed ecco che proprio questo incentrarsi sul ricordo fa capire quanto l’uomo non sia solo la sua materia, non sia solo il suo corpo, non sia solo i suoi sensi, bensì è altro, anzi: è ben altro.

Il proverbio indonesiano dice che mentre la tigre, morendo, lascia la sua pelliccia; l’uomo, morendo, lascia il suo “nome”, cioè il ricordo di ciò che ha fatto, di come si è comportato, di come ha agito…e di come ha saputo amare. Insomma, il destino dell’uomo non è lasciare cose, ma valori.

Ma anche tra gli uomini possono esserci (e sono tanti, speriamo di non esserlo anche noi) coloro che muoiono come “tigri”… e lasciano solo la loro pelliccia; mentre altri lasciano il nome, un nome luminoso.

I Santi hanno vissuto dimenticati dal Mondo e perfino disprezzati; ma dopo la morte sono loro che vengono davvero ricordati….sono loro che lasciano il nome!


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