Apologetica con i proverbi: “La vecchiaia comincia quando il ricordo è più forte della speranza” (proverbio indiano)

Il popolo è ben altra cosa rispetto alla massa. La massa è qualcosa d’informe, che, pertanto, si lascia facilmente plasmare. Il popolo no. Esso ha una sua identità, una sua storia, delle radici. Ha un vissuto che gli permette di giudicare con buon senso il reale. E questo lo conforta di un’eredità: la saggezza. Certo, i popoli non sono uguali; perché le culture non sono uguali. C’è chi ha conquistato il Vero. Chi lo ha atteso. Chi lo ha rifiutato. Chi se ne è allontanato. Ma al di là di questo, ciò che è di natura percepisce il senso delle cose e il mistero del vivere. E, proprio perché Dio ha fatto sì che la natura fosse predisposta all’accoglienza della Grazia, non c’è buon senso popolare che non manifesta questo desiderio; al di là di ciò che la Storia dei singoli popoli partorisce. Ecco perché si può capire l’unicità e la bellezza della Verità Cattolica anche attraverso il buon senso di tutti i popoli.


Indubbiamente la vecchiaia è l’età dei ricordi…ed anche alle volte della nostalgia. D’altronde, se si è seminato bene, se ci si è sforzati di compiere il bene e soprattutto di orientare la propria vita a Colui che è l’unico vero bene, cioè a Dio, il ricordo non costituisce un problema, anzi il ricordo si veste di dolcezza e desiderio di poter con piacere ripercorrere con il pensiero ciò che è accaduto.

Ma ci sono ricordi e ricordi. Ci sono ricordi che hanno diritto di esserci, ma ci sono anche ricordi che si alimentano in un vortice ossessivo e anche angosciante.  Ciò accade quando la speranza non sostanzia la vita. Pensare di essere venuti dal nulla e che quindi si sta inevitabilmente procedendo verso il nulla, vuol dire rendere il proprio tempo una “maledizione”, ma anche i propri ricordi un assillo doloroso.

Ricordare sapendo che ciò che si è vissuto non andrà perduto, ma che invece è stato scolpito nell’eternità, è la gioia. Ricordare, invece, convinti che ciò che si è vissuto è ormai impietosamente svanito e dissolto nell’abisso del vuoto, è l’angoscia. E così il ricordo si fa tedio, si fa dolore insopprimibile e la vecchiaia diventa veramente tale, perché…la vecchiaia comincia quando il ricordo è più forte della speranza. Anzi: quando il ricordo rimane solo, senza più la compagnia della Speranza.


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