Anche se la volontà di Dio non si può modificare, perché comunque la dobbiamo “accarezzare”?

1.Un dipinto di Scipione Pulzone, detto il Gaetano (1550-1597), ha una particolarità che colpisce. Molti sono i dipinti che raffigurano la Vergine con il Divino Bambino, così come molti sono i dipinti che raffigurano lo scambio di sguardi tra la Mamma e il Figlio; ma questo dipinto ha qualcosa in più. Lo sguardo dell’osservatore è attirato da un particolare che diviene il tratto caratterizzante dell’opera: la mano della Vergine che tocca, accarezzandole, le piccole dita del Bambino.

2.Quando si tiene un bambino tra le braccia, viene certamente spontaneo incrociare il suo sguardo, sorridergli, spalancare gli occhi, osservare i suoi lineamenti, stupirsi dinanzi alla meraviglia della vita appena fiorita; ma può venire altrettanto spontaneo prendere le sue manine, accarezzare quelle dita minuscole che a malapena hanno la forza di stringere e di allungarsi.

3.Ebbene, cerchiamo di immaginare cosa mai abbia potuto pensare la Vergine accarezzando quelle mani così fragili, quelle piccole dita tanto tenere che sembravano potersi spezzare ad un tocco incauto. Quelle erano le mani e le dita del Dio onnipotente: erano le mani di Chi ha fatto l’universo intero.

4.Certamente, Dio creatore non ha in natura le mani, essendo puro spirito; ma Dio ha voluto incarnarsi, ha voluto un corpo, ha voluto le mani.

5.Guardando, anzi contemplando, la meraviglia del Suo Bambino, la Vergine sapeva che quelle manine che stava accarezzando erano le mani che avevano il potere di fermare le inondazioni, di aprire i mari, di arrestare terremoti e cataclismi. Erano le mani che di lì a qualche anno avrebbero sanato ammalati, scacciato demoni…avrebbero donato al mondo il Sacramento più grande. Anche attraverso questo piccolo/grande particolare si colgono la grandezza e l’unicità del Cristianesimo.

6.Scrive santa Teresa Benedetta della Croce, cioè santa Edith Stein (1891-1942) ne Il Mistero del Natale: “ ‘Seguimi!’: così dicono le mani del Bambino. Egli è il Re dei re e il Signore della vita e della morte; pronuncia il suo ‘Seguimi’ e chi non è per lui è contro di lui…Se mettiamo le nostre mani nelle mani del Bambino divino e rispondiamo con un ‘sì’ al suo ‘Seguimi’, allora siamo suoi e daremo via libera al fluire della sua vita divina in noi”.

7.Da sempre le mani rimandano all’idea del “fare”, del “costruire”. Accarezzare le mani di Dio è come dirGli: Signore, tutto ciò che costruirai e farai per me, è bene… mi piaccia o non mi piaccia, è bene! Tutto ciò che farai per me, è segno della tua tenerezza per me. La tua volontà si esprime anche in queste tue manine fragili.

8.Solo nel Cristianesimo Dio fa “toccare” la sua volontà. Questa volontà non è certamente modificabile ma è “accarezzabile”. Ciò genera indubbiamente felicità, perché è la grazia di un grande conforto, il conforto di chi sa che se il Signore non sempre rende comprensibile la Sua volontà, certamente la rende accettabile, fa capire che ciò che ha deciso per ognuno è segno del Suo amore e della Sua tenerezza. La risposta all’esistere dell’uomo non solo si manifesta, cioè nasce; ma si fa calda, si fa fiato, si fa dolcezza.. e così l’esistere umano va oltre la contingenza, oltre il qui ed ora.

9.Se Dio si è fatto uomo, se Dio si è fatto bambino, se Dio si è fatto cullare e accarezzare, vuol dire che ogni esigenza di tenerezza che alberga nell’esistere dell’uomo non può restringersi nella casualità dell’esistere, ma trova significato nel divino stesso, nel progetto che Dio ha voluto per ognuno.

10.Salta la contingenza ed ogni fatto dell’esistenza umana, anche quello più insignificante (più insignificante ma sempre espressione di un costitutivo bisogno di amore che ogni essere umano cela), trova ragione e spiegazione nell’Assoluto.


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