C’è modo e modo di accettare la sofferenza

di padre Adolphe Tanquerey (La divinizzazione della sofferenza)


Ci sono molti modi di soffrire.

Non parleremo affatto qui dei ribelli, quelli che maledicono il dolore e lo rinfacciano a Dio per tutte le tribolazioni che attraversano. Si tratterà invece qui solo dell’atteggiamento cristiano verso il dolore.

Esistono diversi modi per portare la propria croce. San Bernardo ne distingue tre che corrispondono ai tre gradi di perfezione cristiana: “Il principiante, mosso dalla paura, sopporta pazientemente la croce di Cristo; l’anima più progredita, mossa dalla speranza, porta la croce con una certa gioia; l’anima perfetta, consumata nella carità, l’abbraccia con ardore.

Seguiamo questa divisione tanto più volentieri in quanto corrisponde alle tre fasi principali della vita cristiana.

1)I principianti, supportati dal timore di Dio, non amano la sofferenza e cercano piuttosto di evitarla; tuttavia, preferiscono soffrire piuttosto che offendere Dio e, mentre gemono sotto il peso della croce, sopportano con pazienza: si rassegnano.

2)I più progrediti, sostenuti dalla speranza e dal desiderio dei beni celesti, e sapendo che ogni sofferenza vale un peso eterno di gloria per noi, non cercano ancora la croce, ma la portano volentieri con una certa gioia, secondo l’esempio di quel popolo schiavo in Egitto che, tornato dall’esilio, dopo aver seminato lacrime, raccolse nella gioia.

3)I perfetti, guidati dall’amore, vanno oltre: per glorificare Dio che amano, per conformarsi più perfettamente a Gesù Cristo, vanno alla croce, la desiderano, l’abbracciano ardentemente, non perché essa sia amabile in se stessa, ma perché essa è un mezzo per noi per mostrare il nostro amore a Dio e a Gesù Cristo. Come gli Apostoli, si rallegrano di essere stati considerati degni di disprezzo per il nome di Gesù; come san Paolo, traboccano di gioia in mezzo alle loro tribolazioni. Talvolta si offrono come vittime.

Quest’ultimo grado si chiama amore della croce, o addirittura follia della croce, amore vittimale.


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1 Comment on "C’è modo e modo di accettare la sofferenza"

  1. Carla D'Agostino Ungaretti | 15 Marzo 2022 at 9:53 | Rispondi

    Purtroppo io appartengo alla categoria dei principianti. Grazie a Dio sono quasi sempre stata in buona salute,ma ora che sto per compiere gli 80 anni, mi scopro terrorizzata dal dolore fisico e non faccio che affidarmi a Dio perché me ne esenti e mi faccia morire (quando Lui vorrà) senza farmi soffrire troppo. Mi conforta pensare che Lui conosce bene i miei innumerevoli limiti, la mia debolezza spirituale e i miei tanti difetti, perciò ne terrà conto perché mi ama.

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