COMMENTO AL CATECHISMO DI S.PIO X: n.148

Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: Che cos’è il peccato veniale?
Risposta: Il peccato veniale è una disobbedienza alla legge di Dio in cosa leggera, o anche in cosa di per sé grave, ma senza tutta l’avvertenza e il consenso.


Ci si deve sempre ricordare che ogni peccato è una disobbedienza a Dio, quindi cosa negativa con effetti negativi sugli uomini. Questo non è escluso dall’eventuale leggerezza di un peccato.

La differenza di effetti che comporta sulle anime non è dunque riguardante la sua essenza, ma la precisione della Giustizia divina nel dare premi e pene eterne.

Il peccato veniale è, dunque, una disobbedienza a Dio in materia non grave. “Si commette peccato veniale, quando con avvertenza e consenso, perfetto o imperfetti, si trasgredisce una legge che non obbliga gravemente; inoltre quando con avvertenza imperfetta e con consenso imperfetto viene trasgredita una legge che obbliga gravemente” (L. Ott, Compendio di teologia morale),

La gravità di un peccato è data dall’oggetto (come spiegava San Tommaso d’Aquino), ma anche dalle virtù a cui si oppone (Scoto) e dalle leggi trasgredite (Vasquez).

In caso, quindi, di trasgressione di una norma non grave, di “disobbedienza in cosa leggera”, come scrive San Pio X, l’anima del peccatore non si trova all’Inferno, perché non perde lo stato di grazia, non matura una macchia tale da fargli rischiare una pena eterna.

Veniale d’altronde significa “meritevole di venia, di perdono, di colpa o errore non grave” (Treccani, vocabolario online) e si distingue chiaramente dall’aggettivo “mortale” dato ai peccati gravi, così detti perché portano la morte eterna, la dannazione eterna dell’anima.

Questo vale anche in caso di non piena avvertenza e mancato o imperfetto consenso al peccato grave, così in caso di un’invicibile erronea convinzione che un’obbligazione non sia grave ma leggera, come spiegato più volte nei precedenti commenti.

Per lo stesso ragionamento, però, la perfettissima Giustizia divina vede come grave un peccato veniale “per ragione di scandalo o di pericolo prossimo di peccato grave, oppure per formale disprezzo della legge o per un fine gravemente peccaminoso” (L. Ott, op. cit.).

Se manca l’avvertenza della gravità, un peccato grave diventa veniale, ma, nello stesso tempo, “il peccato è veniale, eccetto il caso in cui chi pecca la creda grave” (Dragone). Se si commettono peccati veniali, convinti però di disobbedire ad un’obbligazione grave, a quel punto “la gravità della materia si misura dall’estimazione di chi commette il peccato” (Dragone), e il peccato attribuito è mortale.

Il peccato veniale diventa a volte una trappola per chi troppo spregiudicatamente o disinvoltamente si lascia andare alla tentazione, dando per scontato che nulla gli succederà perché il peccato non è grave.

Come detto all’inizio di questo commento, ogni peccato è comunque una disobbedienza a Dio, è comunque un dispiacere che si dà a Lui. Un padre, se non si adira con il figlio come lo farebbe in caso di qualcosa di serio da lui commesso, di certo rimarrà comunque dispiaciuto anche di un qualcosa di meno grave, ma comunque da non fare. E di certo lo farà notare al figlio anche se si tratta di un comportamento non grave.

Il peccato è peccato. Grave o veniale che sia, lascia tracce. La Chiesa, infatti, e i santi in particolare (si pensi a san Pio da Pietrelcina, che consigliava la Confessione ogni settimana), hanno sempre insegnato che ci si deve liberare velocemente anche dei peccati veniali, perché, comunque, accumulandoli, creano una sorta di “ humus ” dove la nostra anima inizia a sentir sempre meno il peso del peccato e pian piano ad allontanare sempre più la Confessione e a facilitare la caduta in peccati gravi, per una sorta di “anestetizzazione” alla comprensione degli stessi.

Si deve sempre porre l’attenzione anche a non commettere i peccati in generale, anche quelli veniali, formando sin da bambini i nostri figli sull’importanza di questo argomento.


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