SOSTA: Si può credere che Gesù avrebbe potuto redimere anche se non fosse stato Dio?

Il valore delle azioni dell’uomo si misurano sempre dalla sua dignità. Se sotto la nostra casa passeggia uno sconosciuto, la cosa non fa notizia; ma se invece viene a passeggiare sotto la nostra casa un personaggio molto famoso, allora non solo ci affacceremmo noi, ma verrebbero ad osservare anche tanti altri. Eppure il gesto è lo stesso, tanto per lo sconosciuto quanto per il personaggio famoso. Sono cambiate la dignità e l’importanza del soggetto.

C’è però una sola azione umana la cui dignità non si misura con il soggetto che la compie, bensì con il soggetto che la subisce. Questa azione è l’offesa. Un conto è offendere uno sconosciuto, altro un personaggio famoso. Una tale offesa avrebbe inevitabilmente una risonanza enorme.

Il peccato originale è stato sì compiuto dall’uomo, ma a subirlo è stato Dio; e Dio ha un valore infinito. Per cui tale peccato, pur commesso da un essere finito qual é l’uomo, ha avuto un valore infinito perché rivolto contro Dio, che è infinito.

Ecco dunque la ragione dell’Incarnazione. Per il peccato originale occorreva un vero uomo, perché tale peccato fu commesso dall’uomo, ma anche un vero Dio, perché tale peccato ha avuto un valore infinito: solo l’infinito può soddisfare l’infinito. Gesù Cristo, il Verbo incarnato, è perfetto uomo ed è perfetto Dio.


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